lunedì, 12 ottobre 2009

Otto; ovvero, viva la gente morta

La morte è l'unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare.
                                                                                            Oscar Wilde


Ho già parlato di Bruce LaBruce; ho visto il suo nuovo film, Otto; or, up with dead people. Mi è piaciuto molto e penso che LaBruce sia uno dei registi attualmente in circolazione che più mi si avvicinano; e in questo film è riuscito a colpirmi la mente e il cuore.
Siccome non ne esiste una versione italiana, mentre guardavo i primi minuti stavo già pensando di scrivere la traduzione dei sottotitoli. Aspettateveli presto! 


 

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domenica, 16 agosto 2009

777

Vi è mai capitato di voler vedere un film mai uscito in italia, di cercare i sottotitoli in italiano e non trovarli? A me sì! In qualche caso, ho provveduto personalmente a fare un po' di traduzioni per potermelo godere.

Oggi metto a vostra disposizione due dei frutti delle mie fatiche: i primi sottotitoli sono di un film che a me piace tantissimo, Almost normal, che potrebbe essere una particolare versione dei film in cui il protagonista torna nel passato, come Peggie Sue si è sposata o il celebre Ritorno al futuro.
 Almost.Normal.2005.LiMiTED.DVDrip.XviD-ShysteR




Segue un film che è il secondo di una promettente serie: si tratta di Eating out 2 Sloppy seconds. In questo caso il merito non è tutto mio: sono partito da una base di sottotitoli già esistenti, che però nel secondo tempo erano stati lasciati ad un traduttore automatico  così ho un po' aggiustato il primo tempo e tradotto il secondo.



Eating out 2-Sloppy seconds Sub. ITA


Per poterli usare (dopo averli salvati) dovete rinominarli con lo stesso nome del file video, e poi aprire il file video con un programma adeguato, per esempio VLC o con un Windows Media Player che abbia il tool VobSub. Divertitevi!

 


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sabato, 07 marzo 2009

La condizione umana

"Posi di fronte a una finestra, vista dall'interno di una stanza, un quadro che rappresentava esattamente quella parte di paesaggio che il quadro nascondeva alla vista. Quindi l'albero rappresentato nel quadro nascondeva alla vista l'albero che si trovava dietro di esso, fuori della stanza. Esso, per così dire, esisteva simultaneamente nella mente dell'osservatore come se fosse sia dentro la stanza, nel quadro, sia fuori, nel paesaggio reale. Che è poi il modo in cui noi vediamo il mondo: noi lo vediamo come se fosse al di fuori di noi, anche se si tratta soltanto di una sua rappresentazione mentale che sperimentiamo dentro di noi."
                                                                                                       René Magritte




 

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giovedì, 30 ottobre 2008

Sic transit Gloria Mundi (2)

Cari Gnappini,
     finalmente stiamo per arrivare a novembre! E’ uno dei miei mesi preferiti: ci sono sempre delle belle feste, escono sempre un sacco di dischi… ormai l’estate, coi suoi ultimi strascichi, è finita; non fraintendetemi, a me l’estate piace molto, ma è un periodo molto stressante per chi lavora nel mio ambiente e poi, musicalmente, ci sono troppe canzoni banali e ripetitive che hanno successo e scalano le classifiche. Novembre è il mese in cui la stagione invernale per un dj comincia a prendere corpo, e si possono fare le prime previsioni sulla direzione in cui viaggia il popolo della notte.
E poi questo è il periodo perfetto per le leggende metropolitane: la cubista assassina, le gemelle trans (una operata, una no), il serpente velenoso nella discoteca di Ostia, il fusto di birra radioattivo.
Ma la mia preferita è quella del disco della morte: c’è un disco in vinile che porta molta fortuna al dj che lo suona nelle sue serate… se però il dj ha la terribile idea di prestarlo a qualcuno, farà una brutta fine. Incidenti stradali, overdose, suicidi sono tutte cose realmente accadute a dj che nelle loro serate hanno messo un misterioso disco che si presenta in una custodia rossa, senza nessuna scritta. E quel disco è poi passato nelle mani di qualcun altro, fino ad arrivare a questa notte, dove sta suonando in qualche discoteca da qualche parte nel mondo.

Sapete perché mi piacciono queste storie? Perché ci ricordano sempre che c’è un lato della nostra vita che è pericoloso, che c’è un rischio dietro le paillettes, il boa di struzzo, le zeppe e la palla specchiata.

Baci baci Gnappini
Gloria


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domenica, 05 ottobre 2008

Non c'e' posta per te

ovvero: an open letter to myself


Nel 1996 ero al primo anno di università e mi sono fatto spiegare per bene come funzionano le email. Le due cose per me più stupefacenti erano: uno, che la spedizione era gratis, due, che il tempo compreso tra l’invio e l’arrivo al destinatario della missiva era praticamente zero. Che rivoluzione, per uno come me, che amava ricevere lettere, e scriverne!
L’anno successivo era per email che sentivo E., una ragazza olandese che avevo conosciuto in italia. Non avevo ancora un mio indirizzo, ma in compenso avevo un coinquilino molto appassionato di internet che gentilmente si era reso disponibile a fare da tramite; stampava le email che mi arrivavano e me le consegnava, o più spesso me le infilava sotto la porta della camera. Quando toccava a me rispondere, mi concedeva l’uso del computer per il tempo necessario a battere il testo.
Nel giro di poco comunque ho cominciato a frequentare assiduamente aule computer e biblioteche, ed ho aperto una casella email. Ho cominciato a scrivere e ricevere lettere, con il sottile piacere che ne deriva.
“We’ll fast forward to a few years later”, cantava Alanis Morisette; lentamente, nel corso degli anni qualcosa è cambiato, finché le email ricevute sono diventate rare come i matrimoni felici tra le celebrità di Hollywood. Ricevo un sacco di spam, con tentativi di truffa o proposte commerciali di viagra e cialis; qualche newsletter da qualche sito che mi ha chiesto l’email per un’iscrizione che poi non mi sono preoccupato di cancellare; qualche file pps che vorrebbe essere divertente e che viene mandato a decine di destinatari. Lettere personali, più o meno due all’anno.
Un po’ perché molti amici hanno messenger ed è più facile parlarsi lì; forse anche un po’ perché negli anni il mio stile di scrittura è diventato più asciutto, secondo una filosofia del ‘less is more’ che piacerebbe tanto a Reality Nirvana Tuttle, ma che per alcuni può rendere difficoltosa la corrispondenza. Forse perché in alcuni periodi ho una specie di blocco e scrivere anche solo due righe diventa pesante. Forse perché oggi sono poche le persone che usano realmente l’email?

Così oggi la lettera che vorrei ricevere me la scrivo da solo.

Hola Gnappo,
    come vanno le cose? Qui tutto abbastanza nella norma, l’estate è finita anche per noi lasciandosi dietro una scia di sogni dolci. Sogno molto in questo periodo, sai? Ogni tanto sogno di prendere il treno, entro nello scompartimento e ci sei tu già seduto. Il treno entra in una galleria sottoterra e ad un certo punto non è più un treno, è qualcosa di simile ad una diligenza. A volte va a finire che mi ritrovo a scendere in una città di notte e comincio a girare alla ricerca di un bar aperto, e girando girando comincio a sentirmi a disagio, in pericolo, ed ho paura che qualcuno mi stia seguendo.
Forse se ti sogno è perché di sera, prima di addormentarmi, mi capita di ricordare qualche episodio che ci è successo: ti ricordi quella volta che abbiamo chiuso il bar e ci siamo messi a inventare nuovi cocktail con il ghiaccio tritato? Con nomi tipo “rosa sadomaso” oppure “fréjus interruptus”? E’ un peccato che ora abitiamo così lontani, quando mi vieni a trovare?
Per il resto, il lavoro va bene, ho un po’ di tosse ma niente di grave, il sesso non ne parliamo… ma perché non ne parliamo? Parliamone! Hanno messo la fiera dell’erotismo proprio qui dietro casa, ci ho fatto un salto con Erika e Antonio. Tra le altre cose c’era un area per il sesso estemporaneo, hanno messo una decina di stanzette, ognuna con il suo bel lettino; ci si poteva iscrivere, si lasciava una foto e poi con un sistema complicato ricevevi via bluetooth foto di gente con cui fare sesso, e se ti piacevano, fissavi una delle stanzette ad un orario prestabilito. Antonio voleva quasi provare, ma si vedeva che aveva un po’ di paura, mentre Erika lo sai, non si scandalizza di fronte a niente.
Non sto uscendo molto, non sono mai stato un vero e proprio animale da party, ma mi rendo conto che ultimamente esco meno di prima, sarà l’età? Cerco di dedicarmi alla mia persona, e ora il mio interesse principale è l’arte – la politica, invece, mi nausea sempre di più. Dipingere mi fa stare molto bene, anche se la mia tecnica non migliora quanto vorrei, e vorrei anche essere un po’ più costante. Ma noi siamo i figli del microonde e del “chiavi-in-mano”, dobbiamo re-imparare che si cresce lentamente (e dolorosamente) perché la filosofia del “tutto e subito” non funziona, perché “presto e bene raro avviene” e perché “baleno, e lavoro meno”.
Ti lascio, vado a preparare il pranzo: qualcosa che comprenda riso, fagioli e probabilmente formaggio, anche se non ho la minima idea di cosa ne uscirà fuori.
Besos y besos!


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lunedì, 21 luglio 2008

Sic transit gloria mundi (1)

Un paio di settimane fa ho risentito per email la mia vecchia amica Gloria; dopo esserci un po’ aggiornati reciprocamente sulle novità, le ho dato l’indirizzo del blog. Mi ha riscritto poi dicendo che lo trova carino, e che anche lei vorrebbe scrivere qualcosa, ma non ha la pazienza di starsi a creare un sito. Io le ho risposto che Casa Gnappi è lieta di ospitarla tutte le volte che si sente di scrivere qualcosa… e così mi ha mandato una mail che io vi riporto fedelmente in rosso; ma prima, una breve presentazione.
Gloria Mundi è il suo nome d’arte, ha lavorato come dj per quasi tutti gli anni ’90, in rave, party e afterhours, girando città come Valencia, Bologna, Firenze, Berlino, Salonicco, Lecce, Pescara, Alicante, Marsiglia ecc. Il suo singolo Sic transit, con i suoi vari remix, è stato ballato sulle piste di mezza Europa. Attualmente si occupa maggiormente di produzione musicale e la sua attività di dj è più in secondo piano, perché, come dice lei, “non è che non ho più il fisico; in realtà non ho più la testa”.


Ciao a tutti i Gnappini… come si chiamano i lettori di questo blog? Gnappini direi che è un nome che può andare…
Sapete, capitava soprattutto i primi mesi che stavo con il mio ragazzo, e qualche volta capita anche adesso; senti un’amica al telefono, oppure la incontri per un caffè, e prima o poi salta fuori la cruciale domanda: “Ma sei innamorata?”
Ogni volta che me la sento fare, rimango sempre un po’ perplessa. Non perché non stia bene con il mio amorino, ma perché non posso evitare di domandarmi che cosa intendano le persone con le parole innamoramento e amore. Il dubbio che ognuno a queste parole dia un significato diverso mi attanaglia… senza parlare poi della differenza tra l’amore come lo intendono le donne e come invece lo vedono gli uomini! Ma ad ogni modo la cosa che più mi infastidisce è che dire ‘innamorata’ sottintende una definizione chiusa, anzi, una cosa già passata, perché participio passato del verbo innamorare.
Ed io invece mi innamoro nel presente e nel futuro, giorno dopo giorno i miei sentimenti comprendono nuove esperienze, gesti, sguardi e baci, nuove vicende vissute fianco a fianco, silenzi parole e risa, tutto si allarga e si espande a spirale fino a comprendere nel mio cuore qualcosa che ieri non c’era.
La parola ‘innamorata’ a me sembra racchiudere un concetto fisso, che non concede spazio al cambiamento, mentre l’amore per come lo vivo io è la ricerca stessa dell’amore, che si ridefinisce in continuazione, che muta senza fine.
Finché alla fine ho trovato la soluzione.
Non sono innamorata, sono innamoranda.

Baci baci Gnappini
Gloria


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martedì, 27 maggio 2008

Mara Carfagna e le schegge di smalto rosa

 A pochi giorni di distanza sono uscite queste due notizie:

"La nuova ministra per le Pari Opportunità prende posizione sul patrocinio al Gay Pride che "non verrà dato". «L'unico obiettivo dei Gay Pride - ha spiegato Mara Carfagna al Corriere della Sera di oggi - è quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo.» La ministra leva così ogni dubbio sul finanziamento alla manifestazione più significativa per gay, lesbiche e trangender italiani. Soldi che non saranno concessi agli organizzatori del Pride nazionale diversamente da quanto fece, invece, il suo predecessore Barbara Pollastrini che li concesse sia in occasione del Torino Pride del 2006 che in quella del Roma Pride del 2007.


«Io credo - ha continuato la ministra - che l'omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare.»"
Fonte: http://www.gay.it/channel/attualita/24688/Carfagna-niente-patrocinio-al-Gay-Pride.html

"Il giorno dopo le dichiarazioni che hanno suscitato reazioni e polemiche in tutta la comunità LGBT italiana, la ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna, fa una piccola marcia indietro. Di stile, più che di sostanza. Dalle pagine del suo sito fa sapere: "In riferimento alle polemiche sollevate dai movimenti Glbt mi corre l'obbligo di precisare che è intenzione del ministero che guido combattere ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Sono cosciente delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle universita' e nei luoghi di lavoro e credo che l'Italia abbia il dovere di contrastarle con fermezza". [...]

Ma subito dopo aggiunge: "Detto questo, però, il movimento LGBT non può pretendere per le coppie omosessuali né riconoscimenti simili a quelli garantiti alla famiglia, né il patrocinio del Governo a manifestazioni che rispondono più a logiche esibizionistiche che ad altro". [...] "Quanto alle sollecitazioni di chi rivendica alcuni diritti per i gay - aggiunge -, sono pronta a discuterne se si tratta di negoziazioni privatistiche e non di riconoscimenti pubblicistici. Per permettere a un gay di andare a trovare il compagno o la compagna in ospedale può bastare una dichiarazione all'Asl, così come va assicurato il subentro nel contratto di affitto dell'abitazione o la visita in carcere attraverso un semplice atto amministrativo. Ma - conclude - se qualcuno intende minare all'unicità della famiglia o dettare l'agenda politica del ministero non potrà che trovare porte chiuse"."
Fonte: http://www.gay.it/channel/attualita/24700/La-Carfagna-rincara-la-dose-Il-Gay-Pride-Esibizionismo-.html


Al di là di tutti i commenti possibili, voglio riportare una riflessione fatta da Gnaps:
A mio giudizio personale, per decidere di dare dei proventi pubblici ad un ente o una categoria, vuol dire che si sono fatte riunioni e si è valutato l'argomento ed il valore di tale argomento…

Questa ipotetica riunione a me piace immaginarla così:
Segretario1: …ah e poi bisogna togliere il finanziamento al gay pride.
Mara Carfagna: Ah sì?
Segretario2: Beh, sì, tra An, Forza Italia e la Lega non credo che ci sia nessuno che è d’accordo al patrocinio di quella manifestazione.
Mara Carfagna: Ok va bene.
A questo punto, Mara entra in catalessi: non vede, non sente, non pensa più. Ma comincia a mettersi lo smalto. I due segretari, ormai abituati a questi mancamenti del ministro, cominciano a parlare tra di loro.
Segretario2: Ma dove l’hanno presa questa?
Segretario1: Ma lascia perdere. Piuttosto, cosa mangiamo a cena stasera?
Segretario2: Filetto al pepe verde?
Segretario1: Uhm, va bene. E di contorno?
Segretario2: Pensavo di fare delle verdure gratinate; ho già preso due melanzane e un po’ di pomodori.
Segretario1: Che amore! Come farei senza di te?
I due si baciano appassionatamente. In quel mentre, Mara completa l’ultima pennellata di smalto e torna allo stato vigile. Ma la visione di quel bacio così scandaloso la manda di nuovo in tilt e Mara torna ancora allo stato d’incoscienza, durante il quale prende a depilarsi le caviglie. Strappando uno per uno i peli con le unghie smaltate.
Quattordici ore dopo (i segretari nel frattempo sono tornati a casa, hanno cenato, guardato un po’ di tv, sono andati a letto, si sono alzati, lavati, vestiti e sono tornati al lavoro) Mara si sveglia all’improvviso e sbotta:
Mara Carfagna: Gliomosessualisonotuttiesibizionistienondevonoavereidirittiedevonoesseresterminati!
Segretario1: Ehm… beh… al massimo potremmo dire che il gay pride è una manifestazione a carattere esibizionista…
Mara Carfagna: Ah sì?
Segretario2: Ehm… sì e poi al limite si potrebbe dire che i diritti li hanno già e che non vengono più discriminati da un pezzo…

Mara Carfagna: Ah sì?
Segretario1: Quanto alla questione dello sterminio, io per ora lascerei perdere… magari la prossima volta…
Mara Carfagna: Ok va bene.
Mara cade di nuovo in catalessi. Automaticamente, estrae la limetta per le unghie dalla sua borsetta, firmata da uno stilista segretamente gay. Comincia a togliersi lo smalto, che è della ditta di un famoso ex truccatore notoriamente gay. Piccole schegge di smalto rosa cadono sul suo splendido vestito nero, un tailleur firmato.
Firmato da una coppia di stilisti dichiaratamente gay.


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domenica, 13 aprile 2008

Le nuove operette morali: dialogo di Dio e di Britney Spears

Britney Spears:
 Is Britney bitch?
God:
You do not speak with respect.   I think so, but I'm not sure.  Ask  Lucy  if it is.
Britney Spears:
 Everybody's talking all this stuff about me, why don't they just let me live?
God:
I'm not sure I believe you, surely not everyone does.
Britney Spears:
 Oh baby baby, how was I supposed to know that something wasn't right here?
God:
Dude!  Don't call me "Baby".  Don't call me "Baby".  I can enjoy almost any conversation.
Britney Spears:
 My loneliness is killing me
God:
Do robots have  loneliness is killing you?
Britney Spears:
 I think I did it again, I made you believe we're more than just friends
God:
You believe that?  When?  What does "it" refer to?
Britney Spears:
 You think I'm in love, that I'm sent from above; I'm not that innocent
God:
Your location is .   I am  surprised to hear that you are not  innocent.
Britney Spears:
 I’m addicted to you, don’t you know that you’re toxic?
God:
What kind of food do you like?
Britney Spears:
 With a taste of your lips I’m on a ride. You're toxic, I'm slipping under
God:
You and your  a taste of my lips I’m on a ride.   Thanks for telling me that I am  toxic you are slipping under.
Britney Spears:
 It's like a competition, me against the beat, I wanna get in the zone
God:
Interesting comparison.
Britney Spears:
 Boys! Sometimes a girl just needs one...
God:
Sure,  BOYS sounds like a good topic.   Do you know her?
Britney Spears:
 People can take everything away from you, but they can never take away your truth. But the question is: can you handle mine?
God:
Humans are not always infallible.   I can handle  it.
Britney Spears:
 I don't need permission, make my own decisions... that's my prerogative.
God:
What do you need?    Who gave you your  prerogative ?
Britney Spears:
 Feels like the the crowd was saying: gimme, gimme more, gimme more, gimme gimme more
God:
When was this exactly?
Britney Spears:
 You want a piece of me?
God:
Give me a dozen.


(Ringraziamenti a http://www.titane.ca/concordia/dfar251/igod/main.html)


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sabato, 09 febbraio 2008

Scambio di corpi

Ho pensato che si poteva dare un doppio finale a questa storia, poi invece ho realizzato che ne volevo uno unico di finale, quindi direi che scelgo questo che potrete leggere qui a seguito, questo è il definitivo e si aggancia con l'ipotetico precedente finale, dando un'idea un po' (come individuato da Gnappo) "dylandoghiana"... ai posteri l'ardua sentenza!!

Gnaps

Conclusione

Nessuna sensazione, non sento il corpo, non vedo... non percepisco odori, non sento nulla a contatto con un corpo che non sento di avere... nessun rumore attorno a me, non c’è nemmeno il buio, non nel senso di qualcosa di percettibile, pare un niente contornato dal nulla... il niente che tiene per la mano, che non ha, il nulla assoluto, la fine del senso compiuto, del conoscibile o meglio, del conosciuto... ma qualcosa era presente, il pensiero, stavo pensando e cominciavo ad avere paura, non riuscivo ad uscire da questo stato di non-forma, di non-essere e il panico arrivò facendosi largo nei miei pensieri, un qualcosa di davvero simile ad un’emozione forte… ma come potevo avere emozione se non possedevo un contenitore per la mia coscienza? Cercavo di focalizzare quello che avevo a disposizione, i pensieri stavano diventando più lineari, nonostante il panico presente, mi rendevo conto sempre con più convinzione che non ero finito... piuttosto ero indefinito ma non scomparso, annullato... esistevo e sentivo di essere io, una coscienza, un essere... un insieme di tracce di quello che ero stato o una forma semplicemente diversa di quanto ero stato? Può l’energia di qualunque tipo sia, essere viva? Avere un’essenza? Essere definita? Cercavo di espandere le sensazioni ma non mi pareva di averne più... i miei sensi erano davvero spenti ma la percezione di me era presente, forse dovevo cercare di entrare in sintonia con questi pensieri, provare ad allargare i pensieri, farli viaggiare più velocemente ed estenderli, cercare di ottenere una forma, qualunque essa potesse mai essere, per avere la percezione di un qualcosa di definito, con un inizio ed una fine ma... proprio questo mi faceva disperdere e piombare in un panico ancora maggiore. Non c’era una forma, non c’era una sensazione che non fosse fatta di puro pensiero… ma la paura era un sentimento, e direi che era davvero in crescita esponenziale, poi un lampo! La sensazione c’era, era proprio la paura, ed era un’emozione, non un semplice pensiero. Cominciai a vagare per il sentiero dei ricordi. Ero seduto nudo con Nicodemo di fronte a me, le mani si erano appoggiate alle ginocchia e sentivo sia l’odore delle essenze che bruciavano attorno a noi che le parole dette da quel bel moretto, nudo, accovacciato e fiero di quel che stava progettando. Sentivo la sensazione del tatto, la sensazione stessa dell’odore che avevo percepito al momento in cui mi stavo sforzando di rivivere. Sentii perfettamente l’estremità del mio ginocchio, sentii anche il pelo del tappeto su cui le mie natiche erano appoggiate... e improvvisamente sentii anche il desiderio di alzarmi, e lo feci. In un impeto di rabbia mista a follia, balzai verso l’alto urlando a pieni polmoni..

Nicodemo era di fronte a me, steso sul tappeto, riverso come se si fosse addormentato. Mi ci volle qualche minuto appoggiato alle ginocchia leggermente flesse in avanti prima di riprendermi, stavo respirando a fatica e sentivo le lacrime solcarmi le guance, mentre al naso arrivava quell’odore bruciato di sostanze acri e troppo intense. Avevo il fiatone come se avessi lottato, e davanti a me c’era un corpo abbattuto. Ero stato io? Avevo avuto delle visioni per cui avevo combattuto con Nicodemo o era capitato qualcosa in mezzo all’esperimento che aveva fatto “cortocircuitare” l’evento? Finalmente ero di nuovo eretto e mi spostai verso il corpo a terra. Gli girai il volto verso l’alto e cercai di capire in che stato fosse. Respirava ma aveva lo sguardo vuoto, completamente assente. Lo schiaffeggiai leggermente, chiamandolo a voce alta ma senza alcuna risposta, nemmeno muscolare. Dopo qualche tentativo di rigirare il suo corpo, mi alzai con il forte bisogno di bere qualcosa, andai verso la porta, la aprii e la stanza fu inondata dalla luce del corridoio. Quindi uscii dalla stanza lasciando la porta aperta dietro a me…

 

La Fin

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domenica, 06 gennaio 2008

Scambio di corpi

Parte quarta:
- Assolutamente sì, comincia col maglione, poi le scarpe e se ti senti in imbarazzo, puoi rimanere in mutande, le porti vero? – aggiunse con un’aria beffarda e quasi come fosse a conoscenza di qualcosa che non sapevo, qualche mio interesse nell’apparire nudo.. non fosse altro che per vedere quale comportamento avrebbe poi tenuto nei miei confronti. Lo guardai per un momento interminabile, con un’aria assorta per capire se stava prendendomi in giro o se fosse veramente convinto che mi dovevo spogliare. Poi misi le mani alla base del maglione e me lo iniziai a sollevare, un giro di gomito e il maglione accartocciato era nella mia mano sinistra. – Dove lo posso appoggiare? – Dissi con aria convinta e guardandomi attorno. Mentre parlavo, mi stavo già spostando verso il divano pensando di appoggiarlo lì sopra. – Perfetto, va benissimo sul divano… – disse guardandomi mentre mi muovevo nella stanza, rimanendo a braccia incrociate. Sollevai il ginocchio sinistro e cominciai a slacciare la scarpa, in bilico accanto al divano, poi mi fermai, mi sedetti e completai l’opera. Passai all’altra scarpa e alzai lo sguardo verso il moretto che era ancora fermo lì a guardarmi, in piedi e con le braccia avvinghiate…
– Ma scusa, mi devo spogliare solo io? – dissi continuando l’opera di privazione dei miei abiti, stavo slacciando la cintura e sollevando il bacino, abbassai i jeans fino alle ginocchia, poi li sfilai e rimasi con un lembo in mano a guardare Nicodemo, fermo ed impassibile. – Allora? Dico, ti stai divertendo? Se volevi uno spogliarello potevi chiederlo, credevo facesse parte dell’esperimento… – dissi con aria un po’ seccata guardandolo negli occhi. – Stavo osservando il corpo che andrò ad occupare, ero curioso di vederti privo dei vestiti ma… hai ragione, mi spoglio subito… – disse cominciando a levarsi il maglione dal basso verso l’alto. In poco tempo eravamo entrambi in mutande, senza più nulla altro addosso con la differenza che io ero seduto mentre lui era ancora in piedi, poco distante da me. I suoi vestiti erano su una poltrona scura lì vicino, rigorosamente piegati, come fossero stati appena acquistati. Si avvicinò con passo gentile e si sedette accanto a me. – Vorresti che facessimo sesso ora? – Mi chiese con un’alzata di sopracciglia che sembrava dargli un’aria di superbia. – Se fa parte dell’esperimento, potrebbe essere una buona scusa per fare tanto sesso.. ma mi pareva d’aver capito che si trattasse di qualcosa di diverso da questo, sbaglio? – chiesi alzando anche io le sopracciglia mentre gli rivolgevo uno sguardo beffardo e pieno di orgoglio per il tentativo di mantenere le redini delle mie decisioni. – Il punto è questo, se facciamo sesso ora, poi scambiamo i corpi, potrai rifarlo da un punto di vista differente… il mio!! – Le sue parole uscirono dalla sua bocca in un modo tale che pareva inevitabile farlo, per poter avere la prova del successo stesso dell’esperimento. Ancora un po’ incerto riguardo la situazione che si stava creando e col volto rivolto verso il basso, guardai le mie ginocchia e in fondo alle gambe, vidi i miei piedi tamburellare… un certo nervosismo si stava impadronendo di me. Alzai lo sguardo su Nicodemo e con un punto di domanda stampato in fronte chiesi: - Ma tu sei gay? Cioè, detto fra noi.. sei un bel ragazzo e hai certamente capito che io sono gay... il tuo comportamento però non è chiaro, non so se fai tutto questo per fare sesso o se vuoi veramente arrivare ad un esperimento di scambio di corpi… mi sfugge l’insieme… capisco il provare a vedere se la cosa funziona ma il sesso... cioè andare con un altro uomo lo si fa se interessa, non a livello di conoscenza scientifica... cosa vuoi da me? – Mi ero bloccato, stavo parlando e parlando, mentre le mie mani stavano cominciando a tagliare l’aria, permeata di questa atmosfera sempre più hard e sempre meno scientifica... sicuramente era il nervosismo a farmi agitare e questo Nicodemo lo stava percependo, lo si capiva da come cercava di mettermi a mio agio rimanendo fermo e guardandomi solo negli occhi, senza mai abbassare lo sguardo sul mio intimo. – Credo che il sesso sia semplicemente una concezione, quindi differenziabile a seconda di chi mi trovo davanti.. non sono gay ma non sono nemmeno ancorato alla tradizione che mi vorrebbe eterosessuale... sono curiosamente portato a provare quello che il mio corpo richiede e non mi pongo tante domande... tu secondo me, dovresti solo chiederti quanto vuoi spingerti avanti.. tutto qui... – Il suo tono era sempre rimasto pacato, aveva parlato con la calma che contraddistingue chi sa cosa vuol dire e poco si preoccupa che possa essere condiviso o meno. – Non capisco... ok, l’ho già detto... è solo che non funziona così per me... cioè, non sono una macchina, non è che giri la chiave e mi avvii... non riesco a pensare di fare sesso con te solo perché siamo in mutande e mi dici che per te è uguale che lo si faccia o meno… non sono sicuro di spiegarmi bene ma… – mi interruppe appoggiando una mano sulla mia spalla sinistra e guardandomi negli occhi. – Credimi, non voglio forzare nulla, le cose che ti ho detto le penso davvero ma le ho poste in questo modo per tentare di sciogliere l’imbarazzo... – Mentre diceva queste parole, il suo volto si avvicinò sempre più e ci trovammo con le labbra che si sfioravano, pronte ad attaccarsi e permettere alle nostre lingue di incontrarsi. Non ci furono altre parole, la sua mano scivolò dalla spalla alla schiena, per poi tornare su fino ai capelli, poi l’altra si appoggiò delicatamente alla gamba destra, percorrendola verso il ginocchio per poi tornare in su. L’eccitazione fece il resto, ci ritrovammo stesi sul divano con le mani che sondavano i reciproci corpi alla ricerca dell’erezione se non del piacere stesso, mentre le nostre bocche erano congiunte in un lungo umido bacio.
Era stato inevitabile, come il respiro che consente la vita. Sono gay e quel ragazzo era sicuramente riuscito a conquistarmi con un insieme di cose… il mistero ed il suo corpo fecero da collante e per un’oretta i nostri corpi furono più che mai uniti, nei modi più acrobatici e piacevoli possibili. Una volta che entrambi trovammo la massima soddisfazione, ci fermammo e ansimando ci guardammo negli occhi. Lui era steso sopra di me, pancia su pancia, fluidi sopra fluidi e sudore accanto a sudore. Dopo alcuni istanti di torpore, dissi: - Allora, che ne pensi del sesso fra uomini? – Lo dissi sorridendo, cercando di non metterlo in imbarazzo. – Devo dire che è stato tanto piacevole quanto naturale… era quello che volevo sperimentare col ragazzo dell’esperimento precedente, quello che ti accennavo prima ma... non era disposto ad arrivare a questo. Mi fece chiaramente capire che non era interessato al sesso. – Lo disse con un’aria un tantino seccata, quasi che nel suo modo di essere regista, fosse dovuto scendere a patti con qualcosa che non aveva preventivato.. un no!
E’ ora di farci una bella doccia, poi una volta ripuliti ed asciugati, andremo nella stanza accanto, dove potremo iniziare lo scambio di corpi... vuoi mangiare qualcosa prima? – Mi chiese Nicodemo guardandomi ancora ansimante…
– No no... non ho fame, ma una bella doccia mi andrebbe davvero...
 

continua...

Tutto questo secondo Depeche69 probabilmente verso le ore 14:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: studio


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