La morte è l'unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare.
Oscar Wilde
Ho già parlato di Bruce LaBruce; ho visto il suo nuovo film, Otto; or, up with dead people. Mi è piaciuto molto e penso che LaBruce sia uno dei registi attualmente in circolazione che più mi si avvicinano; e in questo film è riuscito a colpirmi la mente e il cuore.
Siccome non ne esiste una versione italiana, mentre guardavo i primi minuti stavo già pensando di scrivere la traduzione dei sottotitoli. Aspettateveli presto!

Vi è mai capitato di voler vedere un film mai uscito in italia, di cercare i sottotitoli in italiano e non trovarli? A me sì! In qualche caso, ho provveduto personalmente a fare un po' di traduzioni per potermelo godere.
Oggi metto a vostra disposizione due dei frutti delle mie fatiche: i primi sottotitoli sono di un film che a me piace tantissimo, Almost normal, che potrebbe essere una particolare versione dei film in cui il protagonista torna nel passato, come Peggie Sue si è sposata o il celebre Ritorno al futuro.

Segue un film che è il secondo di una promettente serie: si tratta di Eating out 2 – Sloppy seconds. In questo caso il merito non è tutto mio: sono partito da una base di sottotitoli già esistenti, che però nel secondo tempo erano stati lasciati ad un traduttore automatico – così ho un po' aggiustato il primo tempo e tradotto il secondo.

Per poterli usare (dopo averli salvati) dovete rinominarli con lo stesso nome del file video, e poi aprire il file video con un programma adeguato, per esempio VLC o con un Windows Media Player che abbia il tool VobSub. Divertitevi!
![]()
"Posi di fronte a una finestra, vista dall'interno di una stanza, un quadro che rappresentava esattamente quella parte di paesaggio che il quadro nascondeva alla vista. Quindi l'albero rappresentato nel quadro nascondeva alla vista l'albero che si trovava dietro di esso, fuori della stanza. Esso, per così dire, esisteva simultaneamente nella mente dell'osservatore come se fosse sia dentro la stanza, nel quadro, sia fuori, nel paesaggio reale. Che è poi il modo in cui noi vediamo il mondo: noi lo vediamo come se fosse al di fuori di noi, anche se si tratta soltanto di una sua rappresentazione mentale che sperimentiamo dentro di noi."
René Magritte





Ho pensato che si poteva dare un doppio finale a questa storia, poi invece ho realizzato che ne volevo uno unico di finale, quindi direi che scelgo questo che potrete leggere qui a seguito, questo è il definitivo e si aggancia con l'ipotetico precedente finale, dando un'idea un po' (come individuato da Gnappo) "dylandoghiana"... ai posteri l'ardua sentenza!!
Gnaps
Conclusione
Nessuna sensazione, non sento il corpo, non vedo... non percepisco odori, non sento nulla a contatto con un corpo che non sento di avere... nessun rumore attorno a me, non c’è nemmeno il buio, non nel senso di qualcosa di percettibile, pare un niente contornato dal nulla... il niente che tiene per la mano, che non ha, il nulla assoluto, la fine del senso compiuto, del conoscibile o meglio, del conosciuto... ma qualcosa era presente, il pensiero, stavo pensando e cominciavo ad avere paura, non riuscivo ad uscire da questo stato di non-forma, di non-essere e il panico arrivò facendosi largo nei miei pensieri, un qualcosa di davvero simile ad un’emozione forte… ma come potevo avere emozione se non possedevo un contenitore per la mia coscienza? Cercavo di focalizzare quello che avevo a disposizione, i pensieri stavano diventando più lineari, nonostante il panico presente, mi rendevo conto sempre con più convinzione che non ero finito... piuttosto ero indefinito ma non scomparso, annullato... esistevo e sentivo di essere io, una coscienza, un essere... un insieme di tracce di quello che ero stato o una forma semplicemente diversa di quanto ero stato? Può l’energia di qualunque tipo sia, essere viva? Avere un’essenza? Essere definita? Cercavo di espandere le sensazioni ma non mi pareva di averne più... i miei sensi erano davvero spenti ma la percezione di me era presente, forse dovevo cercare di entrare in sintonia con questi pensieri, provare ad allargare i pensieri, farli viaggiare più velocemente ed estenderli, cercare di ottenere una forma, qualunque essa potesse mai essere, per avere la percezione di un qualcosa di definito, con un inizio ed una fine ma... proprio questo mi faceva disperdere e piombare in un panico ancora maggiore. Non c’era una forma, non c’era una sensazione che non fosse fatta di puro pensiero… ma la paura era un sentimento, e direi che era davvero in crescita esponenziale, poi un lampo! La sensazione c’era, era proprio la paura, ed era un’emozione, non un semplice pensiero. Cominciai a vagare per il sentiero dei ricordi. Ero seduto nudo con Nicodemo di fronte a me, le mani si erano appoggiate alle ginocchia e sentivo sia l’odore delle essenze che bruciavano attorno a noi che le parole dette da quel bel moretto, nudo, accovacciato e fiero di quel che stava progettando. Sentivo la sensazione del tatto, la sensazione stessa dell’odore che avevo percepito al momento in cui mi stavo sforzando di rivivere. Sentii perfettamente l’estremità del mio ginocchio, sentii anche il pelo del tappeto su cui le mie natiche erano appoggiate... e improvvisamente sentii anche il desiderio di alzarmi, e lo feci. In un impeto di rabbia mista a follia, balzai verso l’alto urlando a pieni polmoni..
Nicodemo era di fronte a me, steso sul tappeto, riverso come se si fosse addormentato. Mi ci volle qualche minuto appoggiato alle ginocchia leggermente flesse in avanti prima di riprendermi, stavo respirando a fatica e sentivo le lacrime solcarmi le guance, mentre al naso arrivava quell’odore bruciato di sostanze acri e troppo intense. Avevo il fiatone come se avessi lottato, e davanti a me c’era un corpo abbattuto. Ero stato io? Avevo avuto delle visioni per cui avevo combattuto con Nicodemo o era capitato qualcosa in mezzo all’esperimento che aveva fatto “cortocircuitare” l’evento? Finalmente ero di nuovo eretto e mi spostai verso il corpo a terra. Gli girai il volto verso l’alto e cercai di capire in che stato fosse. Respirava ma aveva lo sguardo vuoto, completamente assente. Lo schiaffeggiai leggermente, chiamandolo a voce alta ma senza alcuna risposta, nemmeno muscolare. Dopo qualche tentativo di rigirare il suo corpo, mi alzai con il forte bisogno di bere qualcosa, andai verso la porta, la aprii e la stanza fu inondata dalla luce del corridoio. Quindi uscii dalla stanza lasciando la porta aperta dietro a me…
La Fin
continua...