mercoledì, 16 gennaio 2008

Scambio di corpi

Capitolo finale

Era un bagno piuttosto vecchio stile, senza finestre né luce forte; pareva ci fossero semplicemente le plafoniere e nulla altro. Il box doccia però era davvero ampio e pratico, con un manico esterno su cui erano appoggiati due asciugamani bianchi e un accappatoio nero. Fu una doccia davvero rilassante e mentre mi passavo lo shampoo sui capelli, ripensavo all’atto compiuto, sempre più convinto che il ragazzone volesse semplicemente fare del sesso... ma i suoi discorsi riguardo lo scambio dei corpi era stato così intenso che mi era piaciuto... se l’esperimento fosse stato solo una scusa, penso che lo avrei perdonato, tutto sommato era stato davvero piacevole intrattenermi con lui. L’acqua era caldissima e una volta chiuso il rubinetto, il vetro rimase completamente appannato e aprendo la porta sentii la brezza fredda arrivare su di me, poi apparve la sua mano che mi passava l’asciugamano più lungo.
– Oppure preferisci l’accappatoio? – disse con un flebile sorriso sul volto. Nel giro di qualche minuto, mi sentii perfettamente asciutto e mi resi conto che l’ambiente era davvero caldo, nonostante fossi nudo non sentivo più freddo. Ci sedemmo sul divano e rimanemmo un attimo in silenzio, poi Nicodemo si alzò e disse: – Se ti senti pronto, direi che possiamo andare di là e iniziare l’esperimento… vuoi? – Mi alzai e dissi: – Certo, andiamo pure... dimmi quello che devo fare... – Mentre si incamminava verso la porta socchiusa, mi guardò e fermandosi sulla soglia, mi invitò a seguirlo con il semplice sguardo.

La stanza era scura, con pavimento marrone e pareti vicine al nero, un paio di candelabri scintillavano accesi e nell’aria sentivo un odore che non saprei spiegare, era dolciastro ma non perfettamente riconoscibile. Probabilmente si trattava di qualche essenza, che veniva bruciata in uno dei piatti scuri appoggiati sul bordo di un ampio tappeto, sul quale si andò a sedere incrociando le gambe e tenendosi le ginocchia con le mani. Lo imitai posizionandomi di fronte a lui a poca distanza. Non riuscivo più a capire quanto tempo fosse passato da quando ero entrato in quella casa ma sapevo che questo esperimento si sarebbe fatto ora. – Chiudi gli occhi e appoggia la testa sulle mani, concentrati sul contatto fisico che abbiamo avuto poco fa. Cerca di ricordare le sfumature che le tue mani hanno conosciuto accarezzando il mio corpo, cerca di entrare in contatto con la sensazione di vicinanza e prova a proiettarti fuori dal tuo corpo. – Le sue parole scivolavano senza cadenza, senza ritmo, quasi fossero meccaniche, non avvertivo nessuna emozione trasparire e mi limitai a fare ciò che sentivo dire. Non aggiunsi nessuna parola, semplicemente cercai di proiettarmi in quello che mi tornava in mente della situazione appena vissuta con lui: la sensazione di toccarlo, accarezzarlo e sentire col ricordo le forme del suo corpo... Mi sembrava di toccarlo veramente, non riuscivo a smettere di pensare al piacere provato e come risposta, ebbi un’erezione ma cercai di non distrarmi e di concentrarmi sul cercare di “uscire” dal mio corpo. Insistetti a lungo sulla sensazione di evanescenza, immaginai la figura che avevo visto nel libro ma non riuscivo a non sentire il mio corpo appoggiato sul tappeto, pensavo che non sarei mai riuscito ad effettuare quella specie di transazione extra corporea. Il corpo che stavo accarezzando con la mente c’era davvero, sembrava proprio di stare compiendo quei gesti, mi pareva di sentire sulle mani la pelle che stavo immaginando, le rotondità dei glutei e il leggero pelo lì presente. Accarezzavo rimanendo con le mani leggere, quasi a sfiorare quel corpo che, detto fra noi, pareva più piccolo di quello che avevo sentito poco prima. L’odore divenne più intenso e mi sembrò che dai miei occhi chiusi uscissero delle lacrime... probabilmente l’aria secca e calda, unita alle spezie bruciate, facevano sì che i miei occhi ne risentissero un po’. Ora il contatto era davvero percettibile, sentivo con precisione le parti anatomiche che stavo solo pensando di toccare ed accarezzare, sentivo le asperità di alcune parti del corpo… Poi arrivai ai capelli, li sentivo leggeri e corti, molto più di come ricordavo di averli sentiti in precedenza. Continuai a navigare con entrambe le mani su quel corpo che assomigliava sempre di meno a quello che avevo sentito durante l’amplesso e quando arrivai al volto, sentii un po’ di pelo sul mento e null’altro… ma ero sicuro che Nicodemo aveva una barbetta leggera su tutto il volto. Alzai la testa e aprii gli occhi, che abituati al buio, videro subito la figura che avevo davanti... che mi stava guardando coi suoi occhi azzurri, un po’ più in basso rispetto a quanto ricordavo doveva essere e con un’aria tanto famigliare quanto terrorizzante. Allungai le mani per toccargli il naso, le labbra ed il mento. Sentivo tutto al tatto ma non come ricordavo, in un modo differente, quasi non fossero le mie mani e guardandole le trovai più grandi, forti e glabre delle mie. Rimasi sbalordito, bloccato e cessai per un attimo di respirare. Stavo guardando me stesso.. ma ero di fronte a dove mi trovavo, ero lì, davanti a me.. mi guardavo e mi vedevo perfettamente ora, i candelabri mi illuminavano facendo danzare le ombre sul mio volto ma io non ero lì, ero di fronte a me stesso. Mi alzai di scatto e quasi caddi nel fare questa semplice azione. Mi sembrava di essere più alto e goffamente cercavo di stare in equilibrio, mi guardai le gambe ed il pene, c’era tanto pelo scuro su queste parti e allora risollevai le mani e le guardai con attenzione, non erano le mie. – Cosa.. cosa diavolo sta succedendo? – Chiesi con una voce completamente diversa da quella che avevo sentito per tutta la mia esistenza… l’ambiente scuro cominciò a roteare e mi sentii sul punto di svenire, ma l’altro me stesso si alzò prontamente portando le mani sul mio torace a sorreggermi. Per la prima volta sentii la mia voce... no, la voce dell’altro, uscire da quella che era sempre stata la mia bocca: – Stai calmo, va tutto bene... l’esperimento è riuscito e ora ti trovi nel mio corpo... non aver fretta di fare qualunque cosa, devi prendere confidenza. – Era la mia voce ma con le parole di Nicodemo, parole che cercavano di tranquillizzarmi proprio mentre cominciavo a sentire pulsare all’impazzata il cuore dentro al corpo che stavo occupando... non era una sensazione piacevole, tutt’altro, non riuscivo a capacitarmi, stavo sognando o ero forse in una specie di trance dovuta a qualcosa nell’aria, qualcosa che bruciando creava illusioni o percezioni alterate? Guardavo la stanza che sembrava più piccola, il tappeto stesso pareva avere dimensioni differenti da quando mi ci ero seduto sopra, tutto aveva assunto una sembianza indefinibile, assurda.

– Ha funzionato? Voglio dire, ci siamo davvero scambiati i corpi? – dissi barcollando sopra il tappeto, che aveva una consistenza diversa da quella che avevo sentito al tatto quando mi ci ero appoggiato sedendomi. Il mio sguardo era interrogativo, sentivo di stare dentro ad un corpo differente dal mio ma avevo bisogno di sentirmelo affermare da un’altra persona. Volevo una conferma che la mia percezione non fosse alterata, che fosse davvero successo, che fossimo all’interno di un esperimento che stava dando i frutti cercati. – Sì direi che ha funzionato… – disse con un filo di voce il mio corpo nudo davanti a me, in piedi. Ora la cosa diventava ancora più sconcertante, non riuscivo a crederci nonostante le prove fossero davanti ai miei occhi e dentro di me… sentivo il forte bisogno di sedermi e ci provai ma caddi all’indietro sul tappeto, senza farmi male ma come se fossi stato in ebbrezza alcolica... – Ho bisogno di stendermi.. di dormire, non so perché ma mi sento stanchissimo! – dissi con un filo di voce che pareva quasi uscire da un moribondo. Sentivo le forze mancarmi, la volontà affievolirsi e mentre continuavo a scivolare dentro di me, il corpo si accasciava sul tappeto, lungo e disteso.. il mio (?) udito era flebile, mi pareva di sentire Nicodemo parlare ma forse ero io a parlare, o forse era il mio corpo che parlava ma non ero io a pronunciare quelle parole... arrivavano al mio io in modo flessuoso e tenue allo stesso tempo: ­ – Per questo ho accettato il tuo corpo, volevo vedere se la tua volontà era così forte da sostenere quel corpo malato... – capii solo una parte delle cose dette e il sonno cominciava a farsi strada sempre più violentemente. – Gnaps, ti sto dicendo che il corpo dove ti trovi ora sta morendo, non resisterai ancora a lungo... è malato e solo le mie arti riuscivano a mantenerlo in sesto. Ma non sarei riuscito nemmeno io a tenerlo in vita ancora per molto tempo.. mi spiace tu debba morire ma come si dice, morte tua, vita mia. – Il sorriso era degno di un diavolo, si stava alzando e allontanando da questo corpo riverso sul tappeto, cominciavo a sentire una forte sensazione di freddo e la vista iniziava ad annebbiarsi, dagli occhi iniziarono a scendere lentamente delle lacrime e la mente, che mi pareva viaggiare alla velocità della luce, stava cercando di ripercorrere l’accaduto: com’era stato possibile che fosse davvero successo? Non stavo sognando, sentivo veramente un dolore mai avvertito in precedenza, sentivo il freddo, la mancanza di energie, tutto assieme… un’esperienza macabra ma ineluttabile. Le tenebre stavano facendosi avanti, la stanza si scuriva e non sentivo più rumori né riuscivo a mettere a fuoco quello che l’occhio senza lacrime stava guardando, vedevo una luce rarefatta quasi a forma di rettangolo verticale, forse la porta dal quale il mio corpo posseduto da Nicodemo aveva usato per andarsene, forse la porta del paradiso, o quella dell’inferno... o semplicemente quella che una volta chiusa, lascia indietro tutto quello che non ci è entrato... Buio, la porta non si era chiusa ma la sensazione dei minuti trascorsi non era più certa, quantificabile, realistica... la mia coscienza era lì o stava semplicemente vivendo un sogno? Ero sicuro di essere cosciente ma altrettanto certo di non essere più vivo... un po’ meno certo di essere morto, ma d’altra parte chi può sapere quand’è appena morto, se lo è davvero? Niente luci abbaglianti, niente ripercorrere la propria vita, niente fantasmi del passato, niente fuoco eterno; silenzio e pensieri, solo e solo questo!

 

Continua per la post mortem

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giovedì, 16 agosto 2007

Il leone, la strega e l'armadio

E visto che in questo blog cito spesso il mio lavoro, vi dico che mi occupo di adolescenti problematici. Martedì sera una ragazza di quattordici anni ha posto a me e al mio collega questa domanda:
“E’ vero che se si fa sesso non si cresce in altezza?”
Io sbalordito: “Ma chi è che dice queste cose?”
Il collega: “Saranno le cose che sente dire in piazzetta.”
La ragazza: “Sì e vero, e poi me lo dice anche mia madre a volte.”
Ora, se è pur vero che la madre in questione ha fatto ben di peggio, questa cosa mi ha lasciato agghiacciato. E probabilmente è solo un piccolo esempio di una disinformazione terrorizzante a cui i giovani di oggi vengono sottoposti, perfino dai propri genitori.

Questo breve dialogo mi ha fatto venire in mente per squisita analogia un altro episodio che mi è accaduto online. Su un forum che frequento ho scambiato qualche pm con un giovane ragazzo (i pm, abbreviazione per personal message, sono una posta interna che molti forum mettono a disposizione dei loro iscritti). Questo forumista, che chiamerò Cartoon, si è presentato dicendomi: sono eterosessuale, anche se forse dovrei dire bisessuale, perché anche se ho una fidanzata mi piace molto stare con gli uomini, specialmente come passivo (ovviamente il tutto scritto con altri termini un po’ più volgari che non si facevano scrupolo di nominare le pratiche specifiche). Non ho dubbi che questo ragazzo, pur non essendo afroamericano, sia classificabile come down-low (chi siano i down-low lo trovate
qui). Ad un certo punto Cartoon mi ha detto che non aveva mai tradito la sua ragazza; spinto dalla curiosità, gli ho chiesto come mai non considerasse tradimento il sesso con gli uomini.
Vi riporto testualmente la sua risposta:
non lo considero tradimento: 1-non c'è sentimento 2-tradimento sarebbe con un'altra donna 3-è una cosa ke lei cmq non potrebbe darmi.
Siete agghiacciati di nuovo?

Se ancora non avete capito chi è la strega, cosa c’entra l’armadio, ma soprattutto chi è il leone, peggio per voi!
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martedì, 10 luglio 2007

23:52

Normalmente a quest'ora, io e gnappo siamo davanti alla tv col notebook acceso, a leggere info di ogni genere e a "zappingare" qua e là alla ricerca di qualcosa di guardabile. Spesso ci troviamo a mettere su un dvd o a decidere se uscire x prendere un po' d'aria assieme ad un gelato, una granita siciliana o altro di frescamente simile ma questa sera, gnappo è riverso sul lettone, in preda ad un mal di testa che lo ha praticamente cotto & condito, l'ultimo gesto da lui fatto prima di diventare orizzontale, è stato quello (molto clemente) di accendere il climatizzatore, cosa più che necessaria qui in camera, dato che il mio PC, è praticamente una via di mezzo tra un forno ed un camino acceso!!!

C'é un azzurro intenso attorno a lui, fuoriesce dal lenzuolo colorato solo con una parte del dorso, un braccio e la splendida capoccina tutta capelluta di moro, quale è!! Ma quant'é bello questo ragazzo, non credo finirò mai di dirglielo. Non è un complimento fine a se stesso, è proprio ciò che i miei occhi captano.. mi ritengo davvero un ragazzo fortunato..!!

Certo non è che sia una personcina semplice, eh? Ha i suoi lati spigolosi ma.. d'altra parte penso che dal suo punto di vista, io sia altrettanto spigoloso sotto certi aspetti. Quaste cose, che fanno parte della coesistenza di due individui, sono uno degli aspetti che mi ha sempre intrigato tantissimo. Lo scoprire nuovi punti di vista, specialmente di una persona con un carattere come il suo, sono una manna x me.. un modo x mettere in discussione quello che a volte do x scontato.. Ovviamente non è sempre facile trovare la famosa via di mezzo quando discutiamo ma guarda un po' che ti dico?! Stiamo bene assieme.. lo penso e lo sento..

Chissà se tra i lettori del blog si è aggiunta anche una mia amichetta coetanea.. bé Vale, se ci sei batti un colpo.. buona nottata a tutti. E' ora di spegnere e raggiungere il mio tato tatoso.

Gnaps

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domenica, 24 giugno 2007

Presente.. passato

Era ora di preparare qualcosa da mangiare, quindi sempre sotto lo sguardo del cavaliere nero, andai ad aprire il frigorifero e ne estrassi una confezione di pesto preconfezionata, che andai a versare in un pentolino d’acciaio già posizionato sul fornello. Dopo aver acceso la fiamma al di sotto, aprii il congelatore per prendere i gamberetti congelati e ne versai un paio di manciate nel pesto che stava cominciando a sfrigolare. Subito un profumo di buono si sollevò a riempire la stanza e mentre tornavo davanti al pc con l’idea di trascrivere altre frasi, sentii il cigolio della porta della camera da letto far voce. Il mio compagno si era destato e avanzando come uno zombie, veniva a reclamare il giusto bacino di buongiorno. Se il primo capitolo iniziava attraverso la camera da letto, il secondo non poteva esimersi da riprendere da quel punto.
“Non lavori oggi?” disse con voce un po’ rauca, “questa sera, finirò anche tardi” ripresi io, continuando a mescolare il sugo che ribolliva sotto il mio controllo. “Devo andare, finirò verso le otto stasera”, la voce di gnappo sembrava essersi schiarita tutto ad un tratto, quasi che, conscio di dover partire, avesse aperto il rubinetto dell’adrenalina che gli consentisse di trovare l’energia occorrente. “Ma quindi non riesci nemmeno a mangiare con me?” Replicai a voce lamentosa, guardandolo come il passerotto osserva la mollica di pane vicina al gatto, “no mi spiace, scappo..” rispose avviandosi verso la porta d’ingresso.
Pensai che Morfeo aveva passato molto più tempo in sua compagnia di me, durante quella nottata finita nel primo pomeriggio, lo pensai con un pizzico di invidia, ricordando che in quel piano d’esistenza definito sogno, non ero minimamente in grado di poter dire la mia o provare ad averne il controllo. Pensai anche che Morfeo doveva essere un’entità davvero potente e capace, dovendo vivere nello stesso tempo a contatto con tante menti. Chissà se era lui a controllare i sogni altrui o se semplicemente fosse una specie di assistente immobile, quasi a partecipare a tutto di tutti ma senza interferire in alcun modo. Mentre forgiavo queste mie nuove elucubrazioni mentali, l’acqua della pasta iniziava a borbottare, attirando la mia attenzione.
Via dentro il sale, poi una volta inciso con le forbici il bordo del sacchetto di gnocchi, li versai dentro il bollore intenso, pacandolo all’istante. Una mescolata e il coperchio sopra, fecero in modo che in pochissimo tempo, i corpi patatosi venissero a galla, pronti per essere travasati nel piatto già col sugo al suo interno. Se vi piace l’idea, vi consiglio di utilizzare gli gnocchi piccoli, raccolgono bene il sugo e tutto assume maggior consistenza a livello di gusto.
Il pasto venne consumato in una velocità davvero normale, dato che sono un tipo che odia fare le cose di corsa, l’idea di mangiare rientra nelle stessa considerazione. Due bicchieri d’acqua fresca di frigo, confinarono il blocco che si stava creando lungo il mio esofago, dando la possibilità con un aiuto di nome singhiozzo, di essere pronti a ricevere altro. Quindi quel bel Magnum nel freezer, aspettava proprio me. Lo capii nel momento stesso che aprii di nuovo lo sportello giallo, guardando la confezione cartacea di quel gelato, sentii come un magnetismo, creato da un impulso cerebrale che faceva in modo da creare acquolina nella mia bocca.
“Chissà se riuscirà a mangiare qualcosa sul lavoro..” pensai riferendomi a Gnappo, che era uscito ormai da un quarto d’ora abbondante da casa. Inevitabilmente il mio sguardo si posò sull’uscio e da lì, direttamente verso la camera da letto, cosicché come in un flashback, rividi i suoi contorni come li avevo osservati nella mezza luce presente un’oretta prima. Come nei sogni, il viale dei ricordi permette alla fantasia, di confinare strettamente con la realtà. Inoltre, detto fra noi, qual’è la fantasia? Il fatto che vedessi mentalmente qualcosa disassato nel tempo? Non stavo forse ricordando un fatto realmente avvenuto in precedenza? “Quante domande..” pensai in quell’istante, ma d’altra parte sono fatto così, da quanto ricordo, anche da adolescente mi ponevo migliaia di domande, spesso sciocche ma mai inutili, fosse non altro che per il fatto di mantenere vivo l’interesse in tutto ciò che ho sempre avuto attorno. Come in un susseguirsi di concatenamenti più o meno sensati, venni proiettato in quegli anni in cui, leggendo i fumetti, mi resi conto di poter sapere cosa succedeva a più personaggi nello stesso momento, confinando con angosciante verità, la mia unicità come individuo. Infatti io non ero in grado di sapere cosa stesse succedendo a quella o quell’altra persona, mentre io facevo quella tal cosa. Proprio perché la vita di ogni persona è singolare. Sembrerà una sega mentale ma nella testa di un ragazzino di 14/15 anni, è stato un po’ come sentirsi completamente soli. Ho dovuto accettare questa realtà, entrarne a far parte e condividere alcune esperienze con amici e amiche, per poter rendermi conto che nonostante l’essere individuo di nascita, si vive in grembo ad una società composta di altrettanti individui. Come se fossi stato un robot, mentre la mia mente stava vagando in questi ricordi, avevo camminato verso la camera da letto e avevo cominciato a vestirmi per andare al lavoro. Cosa che apprezzai moltissimo, a riprova che il cervello umano riesce a fare diverse cose nello stesso tempo. Il semi-risveglio dallo stato quasi di trance che avevo mantenuto nella meccanicità del vestirmi fu alquanto particolare. Lo sguardo andò sul letto dove ancora evanescente vedevo Gnappo sdraiato ma questa volta, perfettamente visibile, non semi assorbito dal buoi prima presente. Mi resi conto che tra le cose che avevo fatto in automatico arrivando lì, avevo anche acceso la luce. La cosa bella fu che il re-ricordo di Gnappo steso, si era aggiornato alla situazione ora più luminosa. Mi sentivo corroborato, quasi avessi mangiato e bevuto dal calice delle opportunità, aver avuto la possibilità di vedere e capire quel che fino a qualche giorno prima poteva essere un semplice pensiero fugace, mi dava l’opportunità di passare oltre.. andare avanti e pensare a qualcosa di nuovo ed eccitante. Al solito, i miei pensieri mi portarono in quei momenti di piacere che ogni persona sana di mente e di cuore, dovrebbe avere il desiderio di voler vivere. La mia mano si posava sulla schiena liscia del mio compagno e partendo dall’alto, scivolava coccolando la colonna vertebrale un po’ esposta, fino a trovare il punto in cui pareva scomparire. Passando sul fianco sinistro, ebbi subito coscienza di dover tornare indietro per giungere all’estremo opposto, dove in effetti, un fianco destro aspettava il passaggio della mia carezza. Se la mia mano sinistra non avesse potuto raggiungere la scapola destra, risalendo lungo il fianco ondulato dalle costole che facevano capolino alternandosi con lievi avvallamenti tra loro, probabilmente non avrebbe mai conosciuto quella sensazione di calore proveniente dal corpo sotto di essa. Sì perché al tatto sfiorato, la pelle pareva fresca. Ma quel frescore era semplicemente esteriore, tanto quanto l’aria presente nella stanza, che assieme alla mia mano sinistra, stava lambendo quelle parti del corpo lì steso davanti a me. Al buio totale, non avevo la benché minima percezione visiva della figura che avevo accanto ma grazie al tatto, la mia mente stava già ricreando una specie di visione aleatoria ma molto realistica del mio compagno, questo naturalmente, anche grazie al fatto che quel corpo lo conoscevo davvero molto bene. L’edificazione mentale di Gnappo, fece in modo che il mio corpo rispondesse a quelle sensazioni, e così fù. L’eccitazione saliva e permeava il mio desiderio di accarezzare quel corpo con una mano un po’ più pesante, quasi alla ricerca di una profondità maggiore di quella che si poteva permettere di conoscere l’aria della stanza. Una mano si appoggiò sul mio gomito sinistro, per risalire l’avambraccio fino alla spalla e su, lungo il collo fino alla guancia sinistra. Gnappo era sveglio o comunque in uno stato di semi sveglia che gli permetteva di interagire con le sensazioni che riceveva dal mio tocco, restituendomi le carezze e la gioia del riceverne sempre più. Le mie labbra reclamarono le sue, perché il contatto della parte più importante del mio essere, voleva sentire il calore proveniente da quelle labbra, così morbide e magneticamente attraenti. Non era più così semplice distinguere dove iniziasse il mio corpo e dove finisse il suo, pareva avessimo creato un nuovo essere, composto di amore e desiderio, un turbinio di sensazioni tattili ed emotive.
Sapete qual’è il problema a questo punto? E’ che mentre io mi stavo facendo questo bel viaggio erotico, il tempo stava passando e l’ora della partenza per andare al lavoro, era già passata da qualche minuto. Come se mi fosse suonata la sveglia in un’orecchia, mi ridestai dal sogno ad occhi aperti, per mettermi a far mente locale sulle cose che dovevo ricordarmi di aver preso con me.
“Il portafogli è in tasca, le chiavi di casa sono qui.. direi che posso partire” e chiusi dietro a me la porta dirigendomi verso l’ascensore, spinsi il pulsante e cercai le chiavi della macchina, che inevitabilmente erano rimaste in casa, sull’armadio vicino al frigorifero. “Che testa vuota che ho..” pensai girandomi e riaprendo a porta per entrare di nuovo in casa. Nel frattempo il ritmico suono dell’ascensore, mi avvertiva del suo arrivo e dell’apertura delle sue porte, quindi mi affrettai a richiudere la porta con i consueti quattro giri di chiave e via a fermare l’anta retrattile che si stava chiudendo, per farla tornare a spalancarsi e permettermi di entrare sull’ascensore, dove premetti il tasto zero per andar giù, verso terra, verso il cortile, verso il parcheggio.. verso la macchina. Avviare la mia macchina, corrisponde a far partire anche l’autoradio, che comincia a starnazzare come un’anatra a cui si sta correndo dietro. Questo fa sì che mentre metto la prima, la mia mano passa dalla manopola delle marce, al tasto che fa cambiare stazione alla radio, cominciando la mia solita ricerca di qualcosa che mi possa accompagnare fino all’arrivo sul posto di lavoro.. che potrebbe avvenire con qualcosa di cantabile, o qualcosa di fischiettabile.. ma anche semplicemente degna di ascolto. Radio Zero mi consegnò Strange World di Ké, già iniziata ma diciamo che valida sia per un buon ascolto, che magari per la ripetizione a voce alta di qualche strofa.
La strada che faccio solitamente è sempre la stessa, quindi ammetto che anche qui entra in gioco una specie di automatismo nella guida. Nel mentre, la mia mente torna a pensare che quel personaggio di nome Morfeo, conscio della mia precedente invidia per il fatto che lui potesse aver passato più tempo di me col mio compagno, gentilmente mi aveva regalato un ricordo vivido di quel momento piacevole passato col Gnappo, quasi fosse entrato nella parte del subconscio del mio cervello e avesse attivato qualche interruttore. Il battito di ciglia, mi riportò nella camera da letto e vidi che.. la camera da letto era buia ma non del tutto..
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lunedì, 04 giugno 2007

Before goin’ to sleep

Before goin’ to sleep:

solitamente ci si fuma una sigaretta prima di avviarsi tra le braccina di morfeo.. dovevo forse usare la emme maiuscola parlando del dio del sonno?? Non saprei, quel che posso dire è che mi ha ispirato molto la lettura di Sandman, che anche se è un po’ datata come raccolta di storie, ancora oggi ha un fascino davvero notevole.. specie nel leggerne qualche passaggio prima di chiudere gli occhi e farsi trasportare nel viaggio onirico..

Scrivere questo post è divertente perché è naturale raccontare quello che si pensa, che si fa e che rientra nell’usuale.. la parte della vita che si aggiudica la maggioranza del tempo di ogni essere vivente. Certo, di cose straordinarie ne possono capitare e sicuramente le riporterò ogni volta che sarà possibile farlo, nei tempi più disparati.. certo è che stasera, guardando Rai1 alle 02:07, mi viene davvero una gran voglia di lasciare il discorso a metà per correre nel bel lettone accogliente che, grazie alle sue lenzuola avvolgenti, mi mummificheranno amorevolmente, scortandomi nel passaggio dalla realtà cosciente a quella incosciente, fatta di tutte quelle verità che, come in un dipinto di Dalì, prendono una forma tutta loro ed esprimono i nostri pensieri, sentimenti, azioni.. in un modo decisamente pittorico.. direi che la voglia di andare a dormire, miscelata con il desiderio di scrivere qualcosa, hanno reso queste mie chiacchiere, degne di follia.. buooooonanoooootte
Gnaps
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