E va bene, alla fine la curiosità c'era e mi sono guardato Povia a San Remo. Musicalmente la canzone non è che sia un granché... ma non fa niente, non è che sono mai stato un grande fan di Povia e non mi aspettavo niente di rivoluzionario.
Il testo invece è la storia un po' confusa di un ragazzo che sarebbe gay in virtù di un travagliato passato con madre morbosa e padre assente. Ad un certo punto però incontra una ragazza e si innamora di lei.
Personalmente penso che nella vita possa succedere di tutto, davvero. L'inaspettato e l'impensabile sono sempre lì dietro l'angolo. A me, di Luca, me ne dovrebbe importare? Se lo incontrassi e mi raccontasse la sua storia, credo proprio che l'ascolterei. Generalmente mi piace molto ascotare le persone, e cerco di farlo senza giudicarle mai. Ma se Luca non l'incontro e la sua storia mi viene raccontata attraverso una canzone, non è che artisticamente mi accenda nulla.
L'unica cosa che si rischia con un pezzo del genere, è che in un contesto nazional-popolare come quello della kermesse sanremese si possa generalizzare quella singola storia e pensare che sia applicabile a tanti – se non a tutti. Un po' come l'anno scorso la canzone di Anna Tatangelo poteva far sembrare i gay un po' tutti sciampisti col boa e i brillantini sugli occhi. Ma non credo che succederà.
E' però successa una cosa che non mi aspettavo stasera. Roberto Benigni ha voluto chiudere il suo intervento parlando proprio delle polemiche suscitate dalla canzone di Povia. E dopo aver ribadito l'assoluta uguaglianza tra l'amore omosessuale e quello etero, ha letto una meravigliosa lettera di Oscar Wilde, scritta dal carcere al suo amato Bosie. Per me è stato un grande momento: grazie Roberto.
