Prima dell’ultima volta, ero stato a Roma solo in inverno. In particolare, a dicembre dell’anno scorso, la mia visita (piuttosto breve) è stata un po' strana... già all’inizio mi veniva in mente il titolo Fantasmi a Roma, e non tanto per il film omonimo, ma proprio per la sensazione di tutti gli spettri che abitano la capitale. Camminavo per le strade pensando alle persone che le avevano percorse prima di me, persone ormai morte. Le chiese onnipresenti, i rituali religiosi così compunti, la presenza vertiginosa di arte sacra, che si espandeva in un’ampia gamma di stili ed epoche storiche, ma sempre un po’ barocca: tutte queste cose mi facevano pensare alla storia dell’acquasantiera ne Il fu Mattia Pascal. Il protagonista, nel suo alloggio romano, si trovava ad usare un’acquasantiera come posacenere; in questo vedeva un chiaro simbolo dell’intera città, che riconverte il suo passato per nuovi usi più prosaici, forse più volgari, ma con una certa inventiva e spirito di adattamento. Faceva freddo e il vento era insidioso, tagliente, come un ectoplasma che non nasconde la sua rabbia.
Per questo, ci tenevo molto a rivedere Roma in una stagione più calda, e l’occasione è arrivata un paio di settimane fa, per una cena con alcuni amici. Stavolta il film che mi è venuto in mente è stato Roma città aperta e, di nuovo, non tanto per la trama quanto per ciò che suggerisce l’accostamento delle tre parole del titolo. Mi sono goduto stavolta una Roma non stracolma, in parte perché molti erano già in vacanza, in parte per aver evitato gli itinerari più turistici. La compagnia era ottima, soprattutto per le immense chiacchierate con la mia amica C. e il mio amico DT: con loro due sono andato, dopo la cena, per la prima volta al Gay Village. Dopo, siamo tornati a casa di C. e ci siamo persi nel sempreverde gioco del raccontarsi. All’ora della partenza, il dispiacere della separazione era controbilanciato dal desiderio di ritornare da Gnaps, che non è potuto venire perché doveva lavorare.
Dopo questo viaggio, sono rientrato nel ciclo del lavoro, ancora più impegnativo del solito in questi giorni, attraversando una serie di sentimenti, paure, soddisfazioni e tanta stanchezza. Credo che sia soprattutto il caldo a darmi questa sonnolenza che mi si abbatte addosso come un’onda alta; dormo nei momenti più impensati. Ho poca voglia di uscire, nei momenti liberi mi dedico alla lettura, o a vedere film e telefilm, oppure mi metto un po’ al computer. Prima di addormentarmi, i miei pensieri vanno spesso al passato, e rimango sommerso dai ricordi. Episodi piccoli e grandi, che ho vissuto quasi sempre al fianco di qualche mia amica o qualche amico. E con questi fantasmi entrati in una città aperta, voglio brindare: a tutti gli amici assenti.
