martedì, 26 giugno 2007

Vinyl in Mono

FERMATE IL MONDO, VOGLIO MAUPIN
Proprio l’altro giorno un pensiero improvviso, un desiderio subitaneo e zap! Una decisione immediata: smetto di leggere tutto quello che sto leggendo (il libro Dancer from the dance di cui ho già parlato qui sul blog, e anche Runaways vol. IV che sto rileggendo e mi aspetta sul comodino) e decido che devo assolutamente rileggere 28 Barbary Lane di Armistead Maupin, quarto volume della serie I racconti di S. Francisco.
Questa serie di libri non è ancora famosa quanto merita qui in Italia, anche se ormai ha cominciato a raccogliere un discreto numero di fan. Ma veramente quest’opera merita di più, sembra di leggere una sit-com divertente, ben scritta, mai banale, spumeggiante senza essere superficiale; anzi affronta temi molto belli e importanti in maniera dolcemente profonda.
Non voglio insistere a criticare la Rizzoli, che ha pubblicato i primi tre volumi in un formato splendido e poi ha cambiato per il quarto, causando una spiacevole mancanza di continuità. Fortunatamente in questo caso, il contenuto conta più della forma.


VINYL IN MONO
Prendo in prestito questo bellissimo verso tratto da una struggente canzone di Courtney Love per dirvi che ho visto una parte di Mono domenica, la trasmissione di All Music che questa volta era dedicata a Marilyn Manson. I video che trasmettevano erano tagliati, la voce fuori campo che avrebbe dovuto  raccontare la storia del Reverendo ha riportato un po’ troppe inesattezze… Però l’intervista non era niente male, e lui appariva elegante e sexy come al solito.
E visto che ci siamo, aggiungo anche qualche commento sul nuovo disco, Eat me, drink me, del cui acquisto vi avevo già parlato poco tempo fa qui sul blog. Già dire che lo sto ascoltando a ripetizione mi sembra abbastanza, in un periodo in cui ascolto poca musica, pochissimi dischi nuovi per intero e pochissime cose che esulino dalle classiche programmazioni radio. Quest’ultima frase fa ribrezzo anche a me… ma che vi devo dire, è un periodo così, non riesco a prestare abbastanza attenzione alle nuove uscite di musica rock e dark (che sono sostanzialmente i miei generi preferiti), a parte quando esce un nuovo lavoro di un gruppo che mi piace alla follia. Per dirne una, non ho ancora cercato i nuovi dischi di Linkin park e Queen of the stone age, due gruppi che generalmente non mi dispiacciono.
Eat me, drink me è un disco meno ambizioso dei precedenti lavori di Manson. A livello di testi, è meno ricercato, meno costruito, anche se non risulta più immediato, probabilmente perché le frasi usate appartengono più al subconscio dell’autore che ad una spontaneità mediata dall’ego. Musicalmente invece ci sono forti influenze oscure che costruiscono un tappeto sonoro gotico; questo sound, come accade dai tempi di Mechanical animals, pur non essendo particolarmente innovativo riesce a raccogliere vari spunti armonizzandoli e rinnovandoli – e uso il verbo rinnovare nel senso di riuscire a vedere vecchi archetipi sotto una luce nuova, un po’ come fa Tarantino nella maggior parte dei suoi film. Inoltre il nuovo singolo, Heart-shaped glasses, ha delle sonorità new wave che mi hanno conquistato; è un ottimo nuovo pezzo del mio amato vicino di casa Marilyn Manson.

DRINK ME DRINK ME
In questa estate così bollente, il frigo gioca un ruolo molto importante per la nostra sopravvivenza. Ho comprato l’Ace della Yoga, che era in offerta, e non è affatto male; ma la vera scoperta è stato l'ice tea della Pfanner, spet ta co la re!

Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 02:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: salotto


domenica, 24 giugno 2007

Presente.. passato

Era ora di preparare qualcosa da mangiare, quindi sempre sotto lo sguardo del cavaliere nero, andai ad aprire il frigorifero e ne estrassi una confezione di pesto preconfezionata, che andai a versare in un pentolino d’acciaio già posizionato sul fornello. Dopo aver acceso la fiamma al di sotto, aprii il congelatore per prendere i gamberetti congelati e ne versai un paio di manciate nel pesto che stava cominciando a sfrigolare. Subito un profumo di buono si sollevò a riempire la stanza e mentre tornavo davanti al pc con l’idea di trascrivere altre frasi, sentii il cigolio della porta della camera da letto far voce. Il mio compagno si era destato e avanzando come uno zombie, veniva a reclamare il giusto bacino di buongiorno. Se il primo capitolo iniziava attraverso la camera da letto, il secondo non poteva esimersi da riprendere da quel punto.
“Non lavori oggi?” disse con voce un po’ rauca, “questa sera, finirò anche tardi” ripresi io, continuando a mescolare il sugo che ribolliva sotto il mio controllo. “Devo andare, finirò verso le otto stasera”, la voce di gnappo sembrava essersi schiarita tutto ad un tratto, quasi che, conscio di dover partire, avesse aperto il rubinetto dell’adrenalina che gli consentisse di trovare l’energia occorrente. “Ma quindi non riesci nemmeno a mangiare con me?” Replicai a voce lamentosa, guardandolo come il passerotto osserva la mollica di pane vicina al gatto, “no mi spiace, scappo..” rispose avviandosi verso la porta d’ingresso.
Pensai che Morfeo aveva passato molto più tempo in sua compagnia di me, durante quella nottata finita nel primo pomeriggio, lo pensai con un pizzico di invidia, ricordando che in quel piano d’esistenza definito sogno, non ero minimamente in grado di poter dire la mia o provare ad averne il controllo. Pensai anche che Morfeo doveva essere un’entità davvero potente e capace, dovendo vivere nello stesso tempo a contatto con tante menti. Chissà se era lui a controllare i sogni altrui o se semplicemente fosse una specie di assistente immobile, quasi a partecipare a tutto di tutti ma senza interferire in alcun modo. Mentre forgiavo queste mie nuove elucubrazioni mentali, l’acqua della pasta iniziava a borbottare, attirando la mia attenzione.
Via dentro il sale, poi una volta inciso con le forbici il bordo del sacchetto di gnocchi, li versai dentro il bollore intenso, pacandolo all’istante. Una mescolata e il coperchio sopra, fecero in modo che in pochissimo tempo, i corpi patatosi venissero a galla, pronti per essere travasati nel piatto già col sugo al suo interno. Se vi piace l’idea, vi consiglio di utilizzare gli gnocchi piccoli, raccolgono bene il sugo e tutto assume maggior consistenza a livello di gusto.
Il pasto venne consumato in una velocità davvero normale, dato che sono un tipo che odia fare le cose di corsa, l’idea di mangiare rientra nelle stessa considerazione. Due bicchieri d’acqua fresca di frigo, confinarono il blocco che si stava creando lungo il mio esofago, dando la possibilità con un aiuto di nome singhiozzo, di essere pronti a ricevere altro. Quindi quel bel Magnum nel freezer, aspettava proprio me. Lo capii nel momento stesso che aprii di nuovo lo sportello giallo, guardando la confezione cartacea di quel gelato, sentii come un magnetismo, creato da un impulso cerebrale che faceva in modo da creare acquolina nella mia bocca.
“Chissà se riuscirà a mangiare qualcosa sul lavoro..” pensai riferendomi a Gnappo, che era uscito ormai da un quarto d’ora abbondante da casa. Inevitabilmente il mio sguardo si posò sull’uscio e da lì, direttamente verso la camera da letto, cosicché come in un flashback, rividi i suoi contorni come li avevo osservati nella mezza luce presente un’oretta prima. Come nei sogni, il viale dei ricordi permette alla fantasia, di confinare strettamente con la realtà. Inoltre, detto fra noi, qual’è la fantasia? Il fatto che vedessi mentalmente qualcosa disassato nel tempo? Non stavo forse ricordando un fatto realmente avvenuto in precedenza? “Quante domande..” pensai in quell’istante, ma d’altra parte sono fatto così, da quanto ricordo, anche da adolescente mi ponevo migliaia di domande, spesso sciocche ma mai inutili, fosse non altro che per il fatto di mantenere vivo l’interesse in tutto ciò che ho sempre avuto attorno. Come in un susseguirsi di concatenamenti più o meno sensati, venni proiettato in quegli anni in cui, leggendo i fumetti, mi resi conto di poter sapere cosa succedeva a più personaggi nello stesso momento, confinando con angosciante verità, la mia unicità come individuo. Infatti io non ero in grado di sapere cosa stesse succedendo a quella o quell’altra persona, mentre io facevo quella tal cosa. Proprio perché la vita di ogni persona è singolare. Sembrerà una sega mentale ma nella testa di un ragazzino di 14/15 anni, è stato un po’ come sentirsi completamente soli. Ho dovuto accettare questa realtà, entrarne a far parte e condividere alcune esperienze con amici e amiche, per poter rendermi conto che nonostante l’essere individuo di nascita, si vive in grembo ad una società composta di altrettanti individui. Come se fossi stato un robot, mentre la mia mente stava vagando in questi ricordi, avevo camminato verso la camera da letto e avevo cominciato a vestirmi per andare al lavoro. Cosa che apprezzai moltissimo, a riprova che il cervello umano riesce a fare diverse cose nello stesso tempo. Il semi-risveglio dallo stato quasi di trance che avevo mantenuto nella meccanicità del vestirmi fu alquanto particolare. Lo sguardo andò sul letto dove ancora evanescente vedevo Gnappo sdraiato ma questa volta, perfettamente visibile, non semi assorbito dal buoi prima presente. Mi resi conto che tra le cose che avevo fatto in automatico arrivando lì, avevo anche acceso la luce. La cosa bella fu che il re-ricordo di Gnappo steso, si era aggiornato alla situazione ora più luminosa. Mi sentivo corroborato, quasi avessi mangiato e bevuto dal calice delle opportunità, aver avuto la possibilità di vedere e capire quel che fino a qualche giorno prima poteva essere un semplice pensiero fugace, mi dava l’opportunità di passare oltre.. andare avanti e pensare a qualcosa di nuovo ed eccitante. Al solito, i miei pensieri mi portarono in quei momenti di piacere che ogni persona sana di mente e di cuore, dovrebbe avere il desiderio di voler vivere. La mia mano si posava sulla schiena liscia del mio compagno e partendo dall’alto, scivolava coccolando la colonna vertebrale un po’ esposta, fino a trovare il punto in cui pareva scomparire. Passando sul fianco sinistro, ebbi subito coscienza di dover tornare indietro per giungere all’estremo opposto, dove in effetti, un fianco destro aspettava il passaggio della mia carezza. Se la mia mano sinistra non avesse potuto raggiungere la scapola destra, risalendo lungo il fianco ondulato dalle costole che facevano capolino alternandosi con lievi avvallamenti tra loro, probabilmente non avrebbe mai conosciuto quella sensazione di calore proveniente dal corpo sotto di essa. Sì perché al tatto sfiorato, la pelle pareva fresca. Ma quel frescore era semplicemente esteriore, tanto quanto l’aria presente nella stanza, che assieme alla mia mano sinistra, stava lambendo quelle parti del corpo lì steso davanti a me. Al buio totale, non avevo la benché minima percezione visiva della figura che avevo accanto ma grazie al tatto, la mia mente stava già ricreando una specie di visione aleatoria ma molto realistica del mio compagno, questo naturalmente, anche grazie al fatto che quel corpo lo conoscevo davvero molto bene. L’edificazione mentale di Gnappo, fece in modo che il mio corpo rispondesse a quelle sensazioni, e così fù. L’eccitazione saliva e permeava il mio desiderio di accarezzare quel corpo con una mano un po’ più pesante, quasi alla ricerca di una profondità maggiore di quella che si poteva permettere di conoscere l’aria della stanza. Una mano si appoggiò sul mio gomito sinistro, per risalire l’avambraccio fino alla spalla e su, lungo il collo fino alla guancia sinistra. Gnappo era sveglio o comunque in uno stato di semi sveglia che gli permetteva di interagire con le sensazioni che riceveva dal mio tocco, restituendomi le carezze e la gioia del riceverne sempre più. Le mie labbra reclamarono le sue, perché il contatto della parte più importante del mio essere, voleva sentire il calore proveniente da quelle labbra, così morbide e magneticamente attraenti. Non era più così semplice distinguere dove iniziasse il mio corpo e dove finisse il suo, pareva avessimo creato un nuovo essere, composto di amore e desiderio, un turbinio di sensazioni tattili ed emotive.
Sapete qual’è il problema a questo punto? E’ che mentre io mi stavo facendo questo bel viaggio erotico, il tempo stava passando e l’ora della partenza per andare al lavoro, era già passata da qualche minuto. Come se mi fosse suonata la sveglia in un’orecchia, mi ridestai dal sogno ad occhi aperti, per mettermi a far mente locale sulle cose che dovevo ricordarmi di aver preso con me.
“Il portafogli è in tasca, le chiavi di casa sono qui.. direi che posso partire” e chiusi dietro a me la porta dirigendomi verso l’ascensore, spinsi il pulsante e cercai le chiavi della macchina, che inevitabilmente erano rimaste in casa, sull’armadio vicino al frigorifero. “Che testa vuota che ho..” pensai girandomi e riaprendo a porta per entrare di nuovo in casa. Nel frattempo il ritmico suono dell’ascensore, mi avvertiva del suo arrivo e dell’apertura delle sue porte, quindi mi affrettai a richiudere la porta con i consueti quattro giri di chiave e via a fermare l’anta retrattile che si stava chiudendo, per farla tornare a spalancarsi e permettermi di entrare sull’ascensore, dove premetti il tasto zero per andar giù, verso terra, verso il cortile, verso il parcheggio.. verso la macchina. Avviare la mia macchina, corrisponde a far partire anche l’autoradio, che comincia a starnazzare come un’anatra a cui si sta correndo dietro. Questo fa sì che mentre metto la prima, la mia mano passa dalla manopola delle marce, al tasto che fa cambiare stazione alla radio, cominciando la mia solita ricerca di qualcosa che mi possa accompagnare fino all’arrivo sul posto di lavoro.. che potrebbe avvenire con qualcosa di cantabile, o qualcosa di fischiettabile.. ma anche semplicemente degna di ascolto. Radio Zero mi consegnò Strange World di Ké, già iniziata ma diciamo che valida sia per un buon ascolto, che magari per la ripetizione a voce alta di qualche strofa.
La strada che faccio solitamente è sempre la stessa, quindi ammetto che anche qui entra in gioco una specie di automatismo nella guida. Nel mentre, la mia mente torna a pensare che quel personaggio di nome Morfeo, conscio della mia precedente invidia per il fatto che lui potesse aver passato più tempo di me col mio compagno, gentilmente mi aveva regalato un ricordo vivido di quel momento piacevole passato col Gnappo, quasi fosse entrato nella parte del subconscio del mio cervello e avesse attivato qualche interruttore. Il battito di ciglia, mi riportò nella camera da letto e vidi che.. la camera da letto era buia ma non del tutto..
Tutto questo secondo Depeche69 probabilmente verso le ore 02:59 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: camera da letto


venerdì, 22 giugno 2007

Una mattina qualunque..

Prima di tutto ci tengo a far sapere a chi legge (pazzo!!!!) questo blog, che non è vero che ieri sera io non mi sia preoccupato della macchiona di gelato che ha generato una nuova moda, grazie al savoir fare di Gnappo, ieri sera.. anzi, gli avevo anche consigliato di chiedere un po' d'acqua in gelateria ma, visto che lui ha sempre soluzione x ogni cosa, ha ben pensato di usare l'effetto "sborsato" della camicia. Che poi, detto fra noi, cmq gli stava bene.. c'é poco da fare, quel ragazzo sta bene in qualunque modo si vesta!!! Beato lui..!!! ma passiamo a noi, stamattina mi è venuta voglia di scrivere, e così ho fatto. Vi incollo il mio lavoro:

La camera da letto era buia ma non del tutto, quello spiraglio di luce che riesce a disegnare solo i contorni della libreria pareva arrivare da un altro piano dell’esistenza. Quasi fossi parte di un universo più vasto di ciò che ero in grado di capire, aprivo gli occhi a scatto, nel momento stesso in cui ancora erano chiusi, sapevo che quella specie di bagliore appena percettibile, sarebbe diventato qualcosa di più concreto aprendo quei portali che dividono la realtà dal sogno. Spalancai le palpebre e ciò che prima era solo l’ultima fase del sogno, sparì per lasciare il posto alla tangibilità e razionalità.
Proprio quella camera da letto che mi pareva di vivere in sogno era lì, attorno a me.
C’era la libreria, sempre contornata appena da quel minimo chiarore proveniente da.. ecco ora era più chiaro capire, una parte della serranda lasciava passare il sole mattutino. Il lettone era ancora caldo e il mio compagno era lì immobile, sul suo lato destro. Riuscivo a definire i lineamenti del corpo, parevano essere perfettamente chiari anche se in realtà la luce era davvero poca. Certo, lo conoscevo così bene quel corpo che la parte che non veniva esplicata dalla luce, era comunque presente nella mia memoria.
“Che ore sono?” con un filo di voce per non svegliare il dormiente accanto a me, ma quasi come ad interrogare la mia parte appena uscita dal mondo dei sogni, parlai alla stanza che pareva schiarirsi sempre più. La sveglia accanto alla mia posizione indicava le dieci, un orario che poteva essere già decisamente buono per iniziare la giornata. La spalla destra era ancora dolorante ma quasi intorpidita, più che malata. Con un minimo sforzo, quasi ad imitare una tartaruga, mi voltai sul fianco sinistro e spingendo il mio corpo con il braccio della spalla dolorante, appoggiata dietro la schiena sul letto, mi sollevai lentamente, cercando di non fare troppo rumore o muovere troppo il letto, conscio del non voler distrarre il mio compagno dal suo viaggio nel piano esistenziale di Morfeo.
L’aria era appena fresca, segno di una nuova giornata estiva che poco lascia alle lamentele sul freddo invernale che solitamente si ha dove abito. Capii subito che era meglio godersi quelle prime (si fa per dire) ore del mattino perché con l’arrivo delle ore calde, si sarebbe fatto fatica a respirare senza ansimare.
Niente luce accesa in camera da letto, indossati i pantaloni più leggeri a portata di mano, allungai i piedi alla ricerca delle ciabatte, lasciate proprio lì vicine per essere facilmente trovate e raggiunte anche al buio. Scivolare via dalla stanza fu facile, un po’ più che trascinarsi dietro la porta senza farla cigolare. Ancora una volta pensai che quella porta aveva un certo grado di sadismo nel sparare i suoi gridi ogni volta che veniva mossa, noncurante del fatto che in certi momenti era davvero fastidiosa. Non la chiusi dietro a me, l’avvicinai soltanto fino a lasciarla socchiusa. Ecco che il corridoio, per ben corto fosse, si presentava con una luminosità ben maggiore, i colori si distinguevano con maggior chiarezza. Per un attimo mi fermai a pensare che forse era solo in quel momento che mi ero svegliato, quasi a pensare che la camera da letto fosse ancora nel limbo dell’inconscio e del sogno. Mi voltai indietro a guardare la porta e lo spiraglio che illuminava una sezione del letto, giusto all’altezza delle gambe stese e accavallate fra loro, del mio compagno ancora immerso nel suo subconscio. Forse solo quella minima parte illuminata faceva parte della mia realtà.. mia realtà, come se stessi vivendo solo una verità da me prodotta. E’ incredibile quanti pensieri si producano nella mente di una persona appena svegliata, quasi come dimenticare un rubinetto aperto, l’acqua esce e si diffonde un po’ ovunque, in maniera così disordinata da far pensare che il vero ordine sfugga alla nostra comprensione.
Chiuso il rubinetto (per quanto possibile farlo), mi addentrai in sala da pranzo, dove la serranda essendo stata lasciata un po’ alzata, lasciava entrare la mattina dentro casa. Ora era più semplice capire che quella giornata, pur senza sole diretto, sarebbe stata calda.
In cima al frigorifero era posizionato un cavaliere seduto su un drago alato, brandendo una spada e tenendo il proprio volto nascosto da una cappa nera come tutto il suo resto, se ne stava lì a fare la guardia al contenuto fresco sotto di lui. Un’ala del dragone era scivolata sul lato piatto e pareva, nonostante la ferocia espressa semplicemente dalla sua sagoma, chiedere di avere qualcosa di fresco con cui abbeverarsi, dopotutto era lì in quella posizione di guardia da un paio d’anni almeno ed instancabile, non aveva mai chiesto altro che essere guardato e magari qualche volta commentato da chi entrava in quella casa col permesso del suo padroncino. Sì, mi sentivo il suo padroncino, proprio perché ero stato io a posizionarlo lì e a rispondere alle domande di chi, guardandolo, mi poneva. “Certo” dissi a voce alta, “ti meriti qualcosa di fresco”. Aprii il frigo e guardai il mio cavaliere nero, sapendo che il frescore lo raggiungeva dandogli un parziale sollievo. Il mio braccio dolorante si sollevò permettendo alla mia mano destra di afferrare la bottiglia del succo di ananas, nello scomparto laterale del frigo stesso.
“Bastasse a me un po’ di fresco proveniente dall’apertura del frigo..” dissi rivolgendomi al cavaliere nero ed al suo drago, “lo so che sotto quella cappa scura stai ridendo, è chiaro che provi piacere nel capire che io ho bisogno di nutrirmi e dissetarmi, a tua.. anzi, a vostra differenza.. ma io posso decidere di cambiare la mia posizione, tu no.. devi aspettare decida io di farlo per te..”.
Un grido di bambino attirò la mia attenzione, veniva da fuori, quindi mi avvicinai alla serranda semi sollevata e gettai uno sguardo nel vuoto pensando che fosse uno dei tanti disturbatori presenti in quel villaggio fatto di anziani e bambini. La bottiglia del succo, tenuta in mano, mi stava rilasciando un dolce refrigerio e quasi mi dispiaceva abbandonarla sul tavolo, quindi la trattenni ancora un po’, aprendo il tappo e versando parte del contenuto nel bicchiere lasciato lì dalla sera precedente.
Ora il grido si trasformava in un pianto, spezzato ma ripetitivo e ascoltandolo, mi ricordai di averlo già sentito in precedenza, era il figlio di quella signora bionda che abitava di fronte, un po’ spostati su mio lato sinistro. Riportando lo sguardo sulla griglia della serranda, pensai che potevo anche alzarla un po’ per consentire all’eventuale aria, di entrare a lambire il mio volto, le mie spalle, insomma, le parti con la pelle esposta direttamente. La mia bocca si spalancò quasi a cercare di inglobare la mattina che stava per lasciare posto al primo pomeriggio, sentivo un fremito leggero nei pressi delle orecchie e la pelle attorno alla bocca tendersi. “Quasi quasi, scriverei qualcosa” pensai mentre mi dirigevo al notebook appoggiato su una sedia di fronte al divano, col mio bicchiere contenente il liquido fresco, ormai dimezzato dalle mie sorseggiate continue. Con un click, il pc era avviato. Mentre effettuava la sua fase di caricamento del sistema operativo, mi veniva in mente la passeggiata della sera precedente, in cui dopo esserci mangiati un gelato, eravamo andati in macchina fino a quel locale del lungomare, in cui la freschezza serale veniva convogliata e rimodulata attraverso la musica sempre troppo alta confronto l’interesse dei presenti, che nonostante questo, erano sempre presenti quotidianamente, vuoi perché stanchi di stare nel caldo della propria abitazione, vuoi perché lì per turismo, sapevano che era il posto giusto per poter incontrare qualcuno con gli stessi interessi. Un breve sguardo in giro mi aveva permesso di vedere volti conosciuti e voci nuove, che incalzavano attorno ad una tipica canzuncella napoletana. L’animatrice era in un succinto abitino composto da un reggipetto vuoto e una mini che pareva essere meno ampia di una mia mano, ma questo era lo spirito della serata.. o dovrei dire delle serate in quel locale?! In effetti ogni volta che ero stato lì, sia solo che col mio compagno, avevo avvertito la stessa necessità di trasmettere svago e allegria, con una miscellanea di trasgressione un po’ tipica di chi ha la certezza di non sbagliare posto né gente.
Nel frattempo il pc si era avviato e andavo subito a lanciare il programma di scrittura, grazie al quale potevo far confluire tutte le cose che mi stavano passando per la mente, magari raccogliendo anche qualche pensiero avuto diversi istanti prima.. e magari fantasticando sul futuro sempre onirico della giornata che andava a crearsi..
Prima di scrivere qualunque cosa, mi resi conto che volevo un caffè, quindi mi alzai dal divano coperto con un telo giallo e mi avvicinai alla macchinetta dell’espresso. Caricai la capsula di caffè e dopo aver acceso la macchinetta, andai a prendere la tazzina da caffè ed un cucchiaino, che portai verso la caffettiera, la quale come suo solito, iniziava a sbuffare luccicando proprio sul pulsante di accensione. Fare il caffè per me è sempre stato un rito, la capsula col caffè non lo inserivo prima di aver fatto fare un getto d’acqua calda, che scendendo nella tazzina al di sotto posizionata, la scaldava. Bastava risciacquarla, mettere la capsula nella sua sede, che il caffè sarebbe stato perfetto e nella quantità che in quella mattinata mi andava di bere.
Due cucchiaini di zucchero di canna e una decina di vortici creati dal girare il liquido mischiato ai grani di zucchero, fecero di quella tazza il mio desiderio momentaneo. Due sorsi a breve distanza, il cucchiaino che ricade nella tazzina vuota ma colorata di scuro granuloso sul suo fondo, erano il messaggio che la mia mente drogata aspettava per lanciare l’impulso di accendere una sigaretta e così feci. La desertificazione della volontà propria. Non mi era possibile dire un NO che fosse davvero efficace al richiamo della nicotina che le endorfine del mio cervello trasmettevano e questo mi infastidiva davvero tanto. Sono sempre stato regista della mia vita, attenzione, non egoisticamente nei confronti del mondo ma comunque mi sono sempre vantato di fare le scelte volontariamente. Come in ogni verità, si nasconde l’eccezione che conferma la regola e il fumo che i miei polmoni assorbivano ogni volta che le mie labbra cingevano il filtro della sigaretta accesa, ne era l’esemplificazione di fatto.
Eccomi di nuovo seduto davanti al notebook acceso, che nel frattempo aveva lanciato il salvaschermo, fatto di diapositive riportante squarci di film vari.
Mentre scrivevo la prima riga, il televisore che avevo nel frattempo acceso, trasmetteva il tg, riportando i fatti di cronaca della nottata precedente.
La mia prima riga fu:
- La camera da letto era buia ma non del tutto.. -

Fine prima parte.. Gnaps

Tutto questo secondo Depeche69 probabilmente verso le ore 18:36 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: soggiorno


venerdì, 22 giugno 2007

Un desiderio per settembre

Questa sera io e Gnaps siamo usciti per un gelato e una passeggiata... ho deciso di mettere una mia camicia azzurra, poi ho provato come stava con un paio di pantaloni marrone chiaro chiaro. L'abbinamento non mi convinceva del tutto, ma Gnaps mi ha detto che stavo bene. Così, con il mio naturale fascino, questo azzurro mare estivo e questo marrone sabbia slavata, ero pronto per uscire di casa e farmi soprannominare sex on the beach.
Beh arriviamo in gelateria, prendo una coppetta (neanche un cono, una coppetta!) e dopo pochi minuti... SPLAT! Una goccia del delizioso gelato gusto cioko-mousse va a spiaccicarsi sulla  mia camicia azzurra, provocando una macchia delle dimensioni di una moneta da 50 cent. Maledetti gelati che si sciolgono silenziosamente e, aggiungerei, capziosamente!
Credete che Gnaps, affranto da una tale tragedia, abbia subito pensato a confortarmi? Macché! Si è messo a ridere e ci è mancato poco che non mi additasse al pubblico ludibrio.
Fortunatamente non sono del tutto privo di risorse, senza perdere troppo tempo ho riorganizzato tutta la camicia in modo da ottenere un effetto sborsato-disordinato che nascondeva efficacemente la macchia ed allo stesso tempo, visto che l'indossavo io, risultava tremendamente elegante. Perciò se fra qualche settimana comincerete a notare un sacco di gente che porta le camicie sborsate-disordinate, sappiate che l'origine di tutto è stata una macchia di gelato. Del resto si sono viste mode nate per motivi peggiori, no?

Nel libro che sto leggendo, il già citato Dancer from the dance - O corpo governato dalla musica, ad un certo punto il narratore spiega come un gruppetto di persone, egli compreso, si sia ritrovato ad amare New York a tal punto da non poterla più lasciare. Certi quartieri, il colore di certi tramonti, certi squarci di vicolo sotto un cielo stellato, certi odori che si sentono nel susseguirsi delle stagioni...
Io non credo che amerò mai una città a questo punto. Sono troppo distratto per notare tutti quei piccoli dettagli che fanno perdere la testa, sono troppo pigro per girare ore ed ore a piedi, sono troppo Groovy per sentirmi a mio agio nel vivere la città dalle strade e dalle piazze.
Ma un amore del genere ce l'ho per la lettura e per i bei libri. Il mio desiderio per settembre: stare sdraiato in spiaggia a leggere e leggere... ci sono tanti libri in cui mi piacerebbe tuffarmi.
Il mio desiderio comprenderebbe anche un maggiordomo che mi porta cocktail ghiacciati, ma di quello posso anche fare a meno, in fondo.
Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 02:52 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: soggiorno


lunedì, 18 giugno 2007

Notizie buone e notizie cattive

Ho sfogliato un paio di riviste gay, imbattendomi in alcune notizie che mi sono sembrate interessanti; ve le riporto anche qui. Che ne dite, cominciamo dalle cattive notizie?
Numerosi episodi di omofobia fanno sospettare un ritorno di tensione che potrebbe coinvolgere una buona fetta della società italiana. Paolo Ferigo, presidente del comitato provinciale Arcigay Milano, è stato malmenato mentre era in pizzeria con degli amici. Matteo Marliani, presidente Arcigay Pistoia, ha trovato tre volantini intimidatori sulla porta di casa. Guerrino Dipierro, vicepresidente Arcigay Udine, ha denunciato un pestaggio, ma di questo episodio non ho altre informazioni. Due ragazzi di 27 e 31 anni sono stati picchiati e insultati da tre nordafricani dopo essere usciti da una discoteca gay della Versilia. Si erano solo baciati. In provincia di Treviso, un ragazzo di dodici anni è stato tormentato per mesi  da un compagno di classe e poi picchiato fino a finire in ospedale con una contusione cerebrale. A Rovigo undici ragazzi di estrema destra hanno perseguitato un ragazzo di 21 anni, arrivando al punto di sequestrarlo per minacciarlo e picchiarlo senza essere disturbati.

Io penso che in un paese civile questo possa bastare per far prendere al governo ed alle autorità provvedimenti immediati. Ma noi siamo un paese civile?
Ho sempre pensato che, storicamente, ad ogni periodo di maggiore apertura verso l’omosessualità segua un periodo di intolleranza. Spero che questo non ne sia l’inizio.

Fra le buone notizie annovererei invece alcuni cambiamenti in Usa di cui forse non tutti sono a conoscenza. Il New Hampshire a fine aprile ha approvato una legge sulle unioni civili, allineandosi agli altri stati del New England  (che comprende anche il Massachusetts, che già riconosce il matrimonio). Il 9 maggio anche l’Oregon ha istituito il contratto di unione civile per coppie omosessuali. In Colorado è stata firmata la legge sulle adozioni di coppie gay.
Due buone notizie dall’Italia: la prima è il cambio di strategia sancito all’ultimo congresso Arcigay. Abbandonata la lotta per i Pacs, che il governo non riesce a portare avanti in maniera efficace, il movimento punta in alto e pone ora tra i suoi obiettivi matrimonio e adozione.
Notizia numero due, a Gela è stato rieletto sindaco Rosario Crocetta, sindaco antimafia e gay dichiarato.
E inoltre, un nuovo disegnatore si affaccia sul panorama culturale preparandosi a fornire benzina ai nostri sogni erotici: Xavier Gicquel.
E’ morto il reverendo Jerry Falwell, sicuramente uno dei personaggi pubblici più omofobi degli ultimi cento anni.


Passando a fatti più personali, sabato io e Gnaps siamo tornati a fare spese in fumetteria. Sì, lo so, non avrei dovuto; ma l’uscita di un paio di fumetti esageratamente interessanti ha avuto la meglio sulle tristi riflessioni in merito alla penuria delle mie finanze. Così ho comprato il quarto volume dei Runaways e gli ultimi numeri di X-Men e Ultimate X-Men, mentre Gnaps ha preso il 100% Marvel Zombies e lo specialino col crossover Runaways/Giovani Vendicatori.


Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 03:00 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: terrazzo


sabato, 16 giugno 2007

O corpo governato dalla musica

Questa poesia apre il libro che sto leggendo in questo momento, Dancer from the dance - O corpo governato dalla musica, di Andrew Holleran.

Labour is blossoming or dancing where
The body is not bruised to pleasure soul.
Nor beauty born out of its own despair,
Nor blear-eyed wisdom out of midnight oil.
O chestnut-tree, great-rooted blossomer,
Are you the leaf, the blossom or the bole?
O body swayed to music, O brightening glance,
How can we know the dancer from the dance?

La fatica fiorisce o danza dove
Il corpo non si tortura mai per compiacere l'anima,
Né la bellezza nasce dalla sua disperazione,
Né la saggezza dagli occhi cisposi nasce
dalla lucerna che splende a mezzanotte.
O castagno fiorito dalle grandi radici,
Sei tu la foglia, sei il fiore o sei il tronco?
O corpo governato dalla musica, o sguardo splendente,
Come possiamo distinguere chi danza dalla danza?

Da Among school children, W. B. Yeats
Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 23:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: studio


mercoledì, 13 giugno 2007

Una proposta di legge

A proposito della festa di cui parlava Gnaps, secondo me questa canzone dovrebbe essere dichiarata illegale. Quantomeno in feste e locali gay.

Vi ricordate che vi avevo parlato di Gea? Oggi le prime sei edicole in cui sono passato avevano già venduto tutte le copie, la settima ne aveva solo una. Finalmente il numero 17 è tra le mie mani!

Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 21:48 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: soggiorno


martedì, 12 giugno 2007

Sfilate di moda

Eccoci qua, oggi è una giornata un po' calda ma non troppo.. per fortuna in questi giorni la temperatura mantiene un ritmo incostante, quindi non è mai troppo caldo o troppo freddo, questo mi permette di riprendermi ogni volta che mi sento un po' stanco.. l'unica cosa è che non ho tanto appetito.

Stamattina ho sistemato un po' di foto dei miei cellulari, ne ho salvato una copia sul pc, così ho potuto liberare un po' di memoria per consentire ai cell di funzionare più rapidamente.. xké succede che quando si riempie la memoria di un cell, tende a rallentare tutte le sue funzioni e se c'é una cosa che mi da fastidio, è un cell lento nelle sue applicazioni!!

L'altro ieri sera, siamo stati ad un party organizzato da ragazze lesbiche.. una figata.. sono molto carine e hanno una grandissima capacità organizzativa, molto migliore di quella maschile, che solitamente pensa solo agli alcoolici e posti dove fare imboscare le coppie!!

Siamo stati seduti ad ascoltare musica, guardando il via vai di alcuni ragazzi che adorano essere contemplati, stile sfilata di moda.. ehehehe.. non è esattamente il genere di ragazzi che mi piace guardare ma mi piace vedere l'atteggiamento delle persone che si mettono in mostra, proprio per cercare di carpire il meccanismo mentale che li spinge a farlo.. questo xké io mi ritengo abbastanza timido in questo senso e forse, tutto sommato, mi piacerebbe fregarmene di più e trovare il coraggio di farmi meno paranoie.. non vorrei dare l'impressione di starci male, assolutamente no.. ma penso che la serenità, dipenda anche dal cercare di avere meno blocchi possibili, se non altro nelle cose che non fanno del male a nessuno..

Questa è una settimana che si preannuncia piena di impegni, tra lavoro e cene da organizzare, intendo quel tipo di cene che spesso non sono il massimo da frequentare, con persone che non mi consentono di sentirmi pienamente a mio agio, un po' xké non sanno di me e di Gnappo, un po' xké sono persone che frequento molto meno di un tempo e mi sembra sempre di parlare delle stesse cose con loro.. ma a volte occorre un po' di diplomazia e pazienza, per rimanere in contatto anche con quella parte di gente che nel tempo mi sono comunque rimaste amiche..

Ultima cosa, ho trovato delle icone che raffigurano i Simpson, uno dei miei cartoni animati preferiti, sono una figata e le sto usando sul mio pc.. eheheh.. se qualcuno fosse interessato ad averle, basta chiedere!!
Tutto questo secondo Depeche69 probabilmente verso le ore 17:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: soggiorno


martedì, 12 giugno 2007

Double feature

Ho visto in questi giorni The revolution is my boyfriend, mentre invece The Raspberry Reich l'avevo già visto un paio di anni fa. Di che diavolo sto parlando? 
Sono due film del 2004 usciti dalle mani del fervido e poliedrico regista noto (?) come Bruce LaBruce; questo regista è entrato di diritto nel movimento descritto dalla critica come "New queer cinema", grazie al suo esordio con No skin off my ass e al successivo successo nei festival di mezzo mondo di Hustler white. Da uno stile abbastanza 'autoriale', che ricorda i film di Morrissey e Wharol, ma anche alcuni lavori di Waters, shackerati e serviti on the rocks, Labruce passa ad un contratto con la berlinese casa di produzione pornogay Razzo film (dove la R di Razzo sostituisce un'altra lettera) e consegna al pubblico quella che spesso è un'arma letale: il porno d'autore. In questo caso però il regista si prodiga nel dare una doppia veste ai suoi lavori: Skinflick, a luci abbondantemente rosse, esce anche come Skin Gang, privo delle scene hard e destinato ad un pubblico prevalentemente d'essai.
La stessa cosa vale per il lungometraggio in questione, The revolution is my boyfirend, di cui esistono due versioni: una censurata ed una intera. Ma quella 'intera' non è una director's cut: infatti i film sono due, e scegliere l'approccio sta al pubblico, e non più al regista. Va aggiunto che la censura operata nella prima versione (The Rspberry Reich) è compresa nel processo creativo-artistico: vengono usate scritte (spesso dichiarazioni di G.W. Bush) ed immagini (le faccine di Bush e Blair...) per coprire le erezioni e gli amplessi.
Assistiamo così ad una storia deliziosa di un gruppo di terroristi marxisti impegnati nel sequestro di persona del figlio di un industriale - e nell'espansione della propria sessualità, in particolare nell'esplorazione dell'omosessualità da parte dei personaggi maschili. La retorica aggressiva e potente di cui è ricco il film è semplicemente esaltante - scoprite perché i cornflakes sono contro-rivoluzionari e sentite sulla vostra pelle l'effetto di slogan come "Heterosexuality is the opiate of the masses", "Join the homosexual intifada!" e "Put your marxism where your mouth is".
Un film divertente, accattivante, affascinante, sfiziosamente politico, sorridentemente parodisticoe, perché no, molto molto sexy.
 

Ecco qua la copertina, oppurtanamente censurata da me!  
Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 00:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: salotto


sabato, 09 giugno 2007

In fondo a destra

Casa Gnappi è stata visitata più di 190 volte, ma non era più possibile avere così tanta gente per casa senza avere ancora un bagno... così, eccolo qua, da oggi c'è!
Certo per ora è occupato... a meno che non vi vogliate unire a loro tre.


Foto tratta da "Les dieux du stade 2004"
Tutto questo secondo GroovyNowhere probabilmente verso le ore 21:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: bagno


Abitano qui

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Ospiti

Casa Gnappi potrebbe essere stata visitata *loading* volte, o giù di lì.

Info al volo

Quello che vedete in bianco è scritto da Gnappo, anche noto come GroovyNowhere.
Quello che vedete in ciano è scritto da Gnaps, anche noto come Depeche69.
Quello che vedete in rosso è scritto da Gloria Mundi, anche nota come Gloria Dj.
Non ci consideriamo responsabili per eventuali scambi di ruolo.

Casa Gnappi non può essere considerata in alcun modo una testata giornalistica. Se lo fosse, saremmo molto più ricchi.

Non può piovere per sempre.

La paura uccide la mente.

Se stenui in più
Non sei più anoide, mestile

Non c'è soluzione
Se tu sei il problema