FERMATE IL MONDO, VOGLIO MAUPIN
Proprio l’altro giorno un pensiero improvviso, un desiderio subitaneo e zap! Una decisione immediata: smetto di leggere tutto quello che sto leggendo (il libro Dancer from the dance di cui ho già parlato qui sul blog, e anche Runaways vol. IV che sto rileggendo e mi aspetta sul comodino) e decido che devo assolutamente rileggere 28 Barbary Lane di Armistead Maupin, quarto volume della serie I racconti di S. Francisco.
Questa serie di libri non è ancora famosa quanto merita qui in Italia, anche se ormai ha cominciato a raccogliere un discreto numero di fan. Ma veramente quest’opera merita di più, sembra di leggere una sit-com divertente, ben scritta, mai banale, spumeggiante senza essere superficiale; anzi affronta temi molto belli e importanti in maniera dolcemente profonda.
Non voglio insistere a criticare la Rizzoli, che ha pubblicato i primi tre volumi in un formato splendido e poi ha cambiato per il quarto, causando una spiacevole mancanza di continuità. Fortunatamente in questo caso, il contenuto conta più della forma.

VINYL IN MONO
Prendo in prestito questo bellissimo verso tratto da una struggente canzone di Courtney Love per dirvi che ho visto una parte di Mono domenica, la trasmissione di All Music che questa volta era dedicata a Marilyn Manson. I video che trasmettevano erano tagliati, la voce fuori campo che avrebbe dovuto raccontare la storia del Reverendo ha riportato un po’ troppe inesattezze… Però l’intervista non era niente male, e lui appariva elegante e sexy come al solito.
E visto che ci siamo, aggiungo anche qualche commento sul nuovo disco, Eat me, drink me, del cui acquisto vi avevo già parlato poco tempo fa qui sul blog. Già dire che lo sto ascoltando a ripetizione mi sembra abbastanza, in un periodo in cui ascolto poca musica, pochissimi dischi nuovi per intero e pochissime cose che esulino dalle classiche programmazioni radio. Quest’ultima frase fa ribrezzo anche a me… ma che vi devo dire, è un periodo così, non riesco a prestare abbastanza attenzione alle nuove uscite di musica rock e dark (che sono sostanzialmente i miei generi preferiti), a parte quando esce un nuovo lavoro di un gruppo che mi piace alla follia. Per dirne una, non ho ancora cercato i nuovi dischi di Linkin park e Queen of the stone age, due gruppi che generalmente non mi dispiacciono.
Eat me, drink me è un disco meno ambizioso dei precedenti lavori di Manson. A livello di testi, è meno ricercato, meno costruito, anche se non risulta più immediato, probabilmente perché le frasi usate appartengono più al subconscio dell’autore che ad una spontaneità mediata dall’ego. Musicalmente invece ci sono forti influenze oscure che costruiscono un tappeto sonoro gotico; questo sound, come accade dai tempi di Mechanical animals, pur non essendo particolarmente innovativo riesce a raccogliere vari spunti armonizzandoli e rinnovandoli – e uso il verbo rinnovare nel senso di riuscire a vedere vecchi archetipi sotto una luce nuova, un po’ come fa Tarantino nella maggior parte dei suoi film. Inoltre il nuovo singolo, Heart-shaped glasses, ha delle sonorità new wave che mi hanno conquistato; è un ottimo nuovo pezzo del mio amato vicino di casa Marilyn Manson.

Prima di tutto ci tengo a far sapere a chi legge (pazzo!!!!) questo blog, che non è vero che ieri sera io non mi sia preoccupato della macchiona di gelato che ha generato una nuova moda, grazie al savoir fare di Gnappo, ieri sera.. anzi, gli avevo anche consigliato di chiedere un po' d'acqua in gelateria ma, visto che lui ha sempre soluzione x ogni cosa, ha ben pensato di usare l'effetto "sborsato" della camicia. Che poi, detto fra noi, cmq gli stava bene.. c'é poco da fare, quel ragazzo sta bene in qualunque modo si vesta!!! Beato lui..!!! ma passiamo a noi, stamattina mi è venuta voglia di scrivere, e così ho fatto. Vi incollo il mio lavoro:
La camera da letto era buia ma non del tutto, quello spiraglio di luce che riesce a disegnare solo i contorni della libreria pareva arrivare da un altro piano dell’esistenza. Quasi fossi parte di un universo più vasto di ciò che ero in grado di capire, aprivo gli occhi a scatto, nel momento stesso in cui ancora erano chiusi, sapevo che quella specie di bagliore appena percettibile, sarebbe diventato qualcosa di più concreto aprendo quei portali che dividono la realtà dal sogno. Spalancai le palpebre e ciò che prima era solo l’ultima fase del sogno, sparì per lasciare il posto alla tangibilità e razionalità.
Proprio quella camera da letto che mi pareva di vivere in sogno era lì, attorno a me.
C’era la libreria, sempre contornata appena da quel minimo chiarore proveniente da.. ecco ora era più chiaro capire, una parte della serranda lasciava passare il sole mattutino. Il lettone era ancora caldo e il mio compagno era lì immobile, sul suo lato destro. Riuscivo a definire i lineamenti del corpo, parevano essere perfettamente chiari anche se in realtà la luce era davvero poca. Certo, lo conoscevo così bene quel corpo che la parte che non veniva esplicata dalla luce, era comunque presente nella mia memoria.
“Che ore sono?” con un filo di voce per non svegliare il dormiente accanto a me, ma quasi come ad interrogare la mia parte appena uscita dal mondo dei sogni, parlai alla stanza che pareva schiarirsi sempre più. La sveglia accanto alla mia posizione indicava le dieci, un orario che poteva essere già decisamente buono per iniziare la giornata. La spalla destra era ancora dolorante ma quasi intorpidita, più che malata. Con un minimo sforzo, quasi ad imitare una tartaruga, mi voltai sul fianco sinistro e spingendo il mio corpo con il braccio della spalla dolorante, appoggiata dietro la schiena sul letto, mi sollevai lentamente, cercando di non fare troppo rumore o muovere troppo il letto, conscio del non voler distrarre il mio compagno dal suo viaggio nel piano esistenziale di Morfeo.
L’aria era appena fresca, segno di una nuova giornata estiva che poco lascia alle lamentele sul freddo invernale che solitamente si ha dove abito. Capii subito che era meglio godersi quelle prime (si fa per dire) ore del mattino perché con l’arrivo delle ore calde, si sarebbe fatto fatica a respirare senza ansimare.
Niente luce accesa in camera da letto, indossati i pantaloni più leggeri a portata di mano, allungai i piedi alla ricerca delle ciabatte, lasciate proprio lì vicine per essere facilmente trovate e raggiunte anche al buio. Scivolare via dalla stanza fu facile, un po’ più che trascinarsi dietro la porta senza farla cigolare. Ancora una volta pensai che quella porta aveva un certo grado di sadismo nel sparare i suoi gridi ogni volta che veniva mossa, noncurante del fatto che in certi momenti era davvero fastidiosa. Non la chiusi dietro a me, l’avvicinai soltanto fino a lasciarla socchiusa. Ecco che il corridoio, per ben corto fosse, si presentava con una luminosità ben maggiore, i colori si distinguevano con maggior chiarezza. Per un attimo mi fermai a pensare che forse era solo in quel momento che mi ero svegliato, quasi a pensare che la camera da letto fosse ancora nel limbo dell’inconscio e del sogno. Mi voltai indietro a guardare la porta e lo spiraglio che illuminava una sezione del letto, giusto all’altezza delle gambe stese e accavallate fra loro, del mio compagno ancora immerso nel suo subconscio. Forse solo quella minima parte illuminata faceva parte della mia realtà.. mia realtà, come se stessi vivendo solo una verità da me prodotta. E’ incredibile quanti pensieri si producano nella mente di una persona appena svegliata, quasi come dimenticare un rubinetto aperto, l’acqua esce e si diffonde un po’ ovunque, in maniera così disordinata da far pensare che il vero ordine sfugga alla nostra comprensione.
Chiuso il rubinetto (per quanto possibile farlo), mi addentrai in sala da pranzo, dove la serranda essendo stata lasciata un po’ alzata, lasciava entrare la mattina dentro casa. Ora era più semplice capire che quella giornata, pur senza sole diretto, sarebbe stata calda.
In cima al frigorifero era posizionato un cavaliere seduto su un drago alato, brandendo una spada e tenendo il proprio volto nascosto da una cappa nera come tutto il suo resto, se ne stava lì a fare la guardia al contenuto fresco sotto di lui. Un’ala del dragone era scivolata sul lato piatto e pareva, nonostante la ferocia espressa semplicemente dalla sua sagoma, chiedere di avere qualcosa di fresco con cui abbeverarsi, dopotutto era lì in quella posizione di guardia da un paio d’anni almeno ed instancabile, non aveva mai chiesto altro che essere guardato e magari qualche volta commentato da chi entrava in quella casa col permesso del suo padroncino. Sì, mi sentivo il suo padroncino, proprio perché ero stato io a posizionarlo lì e a rispondere alle domande di chi, guardandolo, mi poneva. “Certo” dissi a voce alta, “ti meriti qualcosa di fresco”. Aprii il frigo e guardai il mio cavaliere nero, sapendo che il frescore lo raggiungeva dandogli un parziale sollievo. Il mio braccio dolorante si sollevò permettendo alla mia mano destra di afferrare la bottiglia del succo di ananas, nello scomparto laterale del frigo stesso.
“Bastasse a me un po’ di fresco proveniente dall’apertura del frigo..” dissi rivolgendomi al cavaliere nero ed al suo drago, “lo so che sotto quella cappa scura stai ridendo, è chiaro che provi piacere nel capire che io ho bisogno di nutrirmi e dissetarmi, a tua.. anzi, a vostra differenza.. ma io posso decidere di cambiare la mia posizione, tu no.. devi aspettare decida io di farlo per te..”.
Un grido di bambino attirò la mia attenzione, veniva da fuori, quindi mi avvicinai alla serranda semi sollevata e gettai uno sguardo nel vuoto pensando che fosse uno dei tanti disturbatori presenti in quel villaggio fatto di anziani e bambini. La bottiglia del succo, tenuta in mano, mi stava rilasciando un dolce refrigerio e quasi mi dispiaceva abbandonarla sul tavolo, quindi la trattenni ancora un po’, aprendo il tappo e versando parte del contenuto nel bicchiere lasciato lì dalla sera precedente.
Ora il grido si trasformava in un pianto, spezzato ma ripetitivo e ascoltandolo, mi ricordai di averlo già sentito in precedenza, era il figlio di quella signora bionda che abitava di fronte, un po’ spostati su mio lato sinistro. Riportando lo sguardo sulla griglia della serranda, pensai che potevo anche alzarla un po’ per consentire all’eventuale aria, di entrare a lambire il mio volto, le mie spalle, insomma, le parti con la pelle esposta direttamente. La mia bocca si spalancò quasi a cercare di inglobare la mattina che stava per lasciare posto al primo pomeriggio, sentivo un fremito leggero nei pressi delle orecchie e la pelle attorno alla bocca tendersi. “Quasi quasi, scriverei qualcosa” pensai mentre mi dirigevo al notebook appoggiato su una sedia di fronte al divano, col mio bicchiere contenente il liquido fresco, ormai dimezzato dalle mie sorseggiate continue. Con un click, il pc era avviato. Mentre effettuava la sua fase di caricamento del sistema operativo, mi veniva in mente la passeggiata della sera precedente, in cui dopo esserci mangiati un gelato, eravamo andati in macchina fino a quel locale del lungomare, in cui la freschezza serale veniva convogliata e rimodulata attraverso la musica sempre troppo alta confronto l’interesse dei presenti, che nonostante questo, erano sempre presenti quotidianamente, vuoi perché stanchi di stare nel caldo della propria abitazione, vuoi perché lì per turismo, sapevano che era il posto giusto per poter incontrare qualcuno con gli stessi interessi. Un breve sguardo in giro mi aveva permesso di vedere volti conosciuti e voci nuove, che incalzavano attorno ad una tipica canzuncella napoletana. L’animatrice era in un succinto abitino composto da un reggipetto vuoto e una mini che pareva essere meno ampia di una mia mano, ma questo era lo spirito della serata.. o dovrei dire delle serate in quel locale?! In effetti ogni volta che ero stato lì, sia solo che col mio compagno, avevo avvertito la stessa necessità di trasmettere svago e allegria, con una miscellanea di trasgressione un po’ tipica di chi ha la certezza di non sbagliare posto né gente.
Nel frattempo il pc si era avviato e andavo subito a lanciare il programma di scrittura, grazie al quale potevo far confluire tutte le cose che mi stavano passando per la mente, magari raccogliendo anche qualche pensiero avuto diversi istanti prima.. e magari fantasticando sul futuro sempre onirico della giornata che andava a crearsi..
Prima di scrivere qualunque cosa, mi resi conto che volevo un caffè, quindi mi alzai dal divano coperto con un telo giallo e mi avvicinai alla macchinetta dell’espresso. Caricai la capsula di caffè e dopo aver acceso la macchinetta, andai a prendere la tazzina da caffè ed un cucchiaino, che portai verso la caffettiera, la quale come suo solito, iniziava a sbuffare luccicando proprio sul pulsante di accensione. Fare il caffè per me è sempre stato un rito, la capsula col caffè non lo inserivo prima di aver fatto fare un getto d’acqua calda, che scendendo nella tazzina al di sotto posizionata, la scaldava. Bastava risciacquarla, mettere la capsula nella sua sede, che il caffè sarebbe stato perfetto e nella quantità che in quella mattinata mi andava di bere.
Due cucchiaini di zucchero di canna e una decina di vortici creati dal girare il liquido mischiato ai grani di zucchero, fecero di quella tazza il mio desiderio momentaneo. Due sorsi a breve distanza, il cucchiaino che ricade nella tazzina vuota ma colorata di scuro granuloso sul suo fondo, erano il messaggio che la mia mente drogata aspettava per lanciare l’impulso di accendere una sigaretta e così feci. La desertificazione della volontà propria. Non mi era possibile dire un NO che fosse davvero efficace al richiamo della nicotina che le endorfine del mio cervello trasmettevano e questo mi infastidiva davvero tanto. Sono sempre stato regista della mia vita, attenzione, non egoisticamente nei confronti del mondo ma comunque mi sono sempre vantato di fare le scelte volontariamente. Come in ogni verità, si nasconde l’eccezione che conferma la regola e il fumo che i miei polmoni assorbivano ogni volta che le mie labbra cingevano il filtro della sigaretta accesa, ne era l’esemplificazione di fatto.
Eccomi di nuovo seduto davanti al notebook acceso, che nel frattempo aveva lanciato il salvaschermo, fatto di diapositive riportante squarci di film vari.
Mentre scrivevo la prima riga, il televisore che avevo nel frattempo acceso, trasmetteva il tg, riportando i fatti di cronaca della nottata precedente.
La mia prima riga fu:
- La camera da letto era buia ma non del tutto.. -
Fine prima parte.. Gnaps
Ho sfogliato un paio di riviste gay, imbattendomi in alcune notizie che mi sono sembrate interessanti; ve le riporto anche qui. Che ne dite, cominciamo dalle cattive notizie?
Numerosi episodi di omofobia fanno sospettare un ritorno di tensione che potrebbe coinvolgere una buona fetta della società italiana. Paolo Ferigo, presidente del comitato provinciale Arcigay Milano, è stato malmenato mentre era in pizzeria con degli amici. Matteo Marliani, presidente Arcigay Pistoia, ha trovato tre volantini intimidatori sulla porta di casa. Guerrino Dipierro, vicepresidente Arcigay Udine, ha denunciato un pestaggio, ma di questo episodio non ho altre informazioni. Due ragazzi di 27 e 31 anni sono stati picchiati e insultati da tre nordafricani dopo essere usciti da una discoteca gay della Versilia. Si erano solo baciati. In provincia di Treviso, un ragazzo di dodici anni è stato tormentato per mesi da un compagno di classe e poi picchiato fino a finire in ospedale con una contusione cerebrale. A Rovigo undici ragazzi di estrema destra hanno perseguitato un ragazzo di 21 anni, arrivando al punto di sequestrarlo per minacciarlo e picchiarlo senza essere disturbati.
Io penso che in un paese civile questo possa bastare per far prendere al governo ed alle autorità provvedimenti immediati. Ma noi siamo un paese civile?
Ho sempre pensato che, storicamente, ad ogni periodo di maggiore apertura verso l’omosessualità segua un periodo di intolleranza. Spero che questo non ne sia l’inizio.
Fra le buone notizie annovererei invece alcuni cambiamenti in Usa di cui forse non tutti sono a conoscenza. Il New Hampshire a fine aprile ha approvato una legge sulle unioni civili, allineandosi agli altri stati del New England (che comprende anche il Massachusetts, che già riconosce il matrimonio). Il 9 maggio anche l’Oregon ha istituito il contratto di unione civile per coppie omosessuali. In Colorado è stata firmata la legge sulle adozioni di coppie gay.
Due buone notizie dall’Italia: la prima è il cambio di strategia sancito all’ultimo congresso Arcigay. Abbandonata la lotta per i Pacs, che il governo non riesce a portare avanti in maniera efficace, il movimento punta in alto e pone ora tra i suoi obiettivi matrimonio e adozione.
Notizia numero due, a Gela è stato rieletto sindaco Rosario Crocetta, sindaco antimafia e gay dichiarato.
E inoltre, un nuovo disegnatore si affaccia sul panorama culturale preparandosi a fornire benzina ai nostri sogni erotici: Xavier Gicquel.
E’ morto il reverendo Jerry Falwell, sicuramente uno dei personaggi pubblici più omofobi degli ultimi cento anni.
Passando a fatti più personali, sabato io e Gnaps siamo tornati a fare spese in fumetteria. Sì, lo so, non avrei dovuto; ma l’uscita di un paio di fumetti esageratamente interessanti ha avuto la meglio sulle tristi riflessioni in merito alla penuria delle mie finanze. Così ho comprato il quarto volume dei Runaways e gli ultimi numeri di X-Men e Ultimate X-Men, mentre Gnaps ha preso il 100% Marvel Zombies e lo specialino col crossover Runaways/Giovani Vendicatori.


Eccoci qua, oggi è una giornata un po' calda ma non troppo.. per fortuna in questi giorni la temperatura mantiene un ritmo incostante, quindi non è mai troppo caldo o troppo freddo, questo mi permette di riprendermi ogni volta che mi sento un po' stanco.. l'unica cosa è che non ho tanto appetito.
Stamattina ho sistemato un po' di foto dei miei cellulari, ne ho salvato una copia sul pc, così ho potuto liberare un po' di memoria per consentire ai cell di funzionare più rapidamente.. xké succede che quando si riempie la memoria di un cell, tende a rallentare tutte le sue funzioni e se c'é una cosa che mi da fastidio, è un cell lento nelle sue applicazioni!!
L'altro ieri sera, siamo stati ad un party organizzato da ragazze lesbiche.. una figata.. sono molto carine e hanno una grandissima capacità organizzativa, molto migliore di quella maschile, che solitamente pensa solo agli alcoolici e posti dove fare imboscare le coppie!!
Siamo stati seduti ad ascoltare musica, guardando il via vai di alcuni ragazzi che adorano essere contemplati, stile sfilata di moda.. ehehehe.. non è esattamente il genere di ragazzi che mi piace guardare ma mi piace vedere l'atteggiamento delle persone che si mettono in mostra, proprio per cercare di carpire il meccanismo mentale che li spinge a farlo.. questo xké io mi ritengo abbastanza timido in questo senso e forse, tutto sommato, mi piacerebbe fregarmene di più e trovare il coraggio di farmi meno paranoie.. non vorrei dare l'impressione di starci male, assolutamente no.. ma penso che la serenità, dipenda anche dal cercare di avere meno blocchi possibili, se non altro nelle cose che non fanno del male a nessuno..
Questa è una settimana che si preannuncia piena di impegni, tra lavoro e cene da organizzare, intendo quel tipo di cene che spesso non sono il massimo da frequentare, con persone che non mi consentono di sentirmi pienamente a mio agio, un po' xké non sanno di me e di Gnappo, un po' xké sono persone che frequento molto meno di un tempo e mi sembra sempre di parlare delle stesse cose con loro.. ma a volte occorre un po' di diplomazia e pazienza, per rimanere in contatto anche con quella parte di gente che nel tempo mi sono comunque rimaste amiche..
